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Una persona che conosco in tempi non sospetti disse che fino a quando non ci libereremo dei Bocconiani questo paese non riuscirà a risollevarsi. Ricordiamoci che i Bocconiani sono la principale eminenza grigia dietro la catastrofe che si aggira per le università italiane sotto il nome di riforma Gelmini.

Mario Monti è stato fatto senatore a vita casualmente pochi giorni prima che Berlusconi andasse sott’acqua e decidesse di lasciar perdere e, invece di continuare a far finta di governare, prima di farsi impalare a piazza Venezia, tornasse a dedicarsi alla campagna elettorale. Questo, unitamente alla rapidità con cui il governo (a proposito: ma è un governo o una cosca massonica?) è stato formato, significa che la soluzione Monti era pronta da mesi.

Tutto questo tempo e tutto questo supposto trust di cervelli, più un mese di giri di valzer discutendo coi vari partiti, per partorire una serie di misure ridicole e largamente insufficienti? Vogliamo provare a ventilare timidamente che queste misure, tra l’altro, dimenticano completamente il fulcro centrale della questione? Lo sviluppo economico, esattamente, dove abita?

Senza arrivare a Keynes, evidentemente un pensatore troppo raffinato, chiunque abbia letto un libro base di economia senza addormentarsi sa che aumentare il prelievo fiscale su un sistema stagnante equivale a strozzarlo e ad indurre una recessione. Chiunque abbia letto lo stesso libro sa anche che si tassano sempre i flussi (cioè i redditi) e non gli stock (cioè i capitali ed i patrimoni), perché la tassazione di uno stock è un impoverimento reale. Tassare gli stock è una diretta ammissione di incapacità di tassare i flussi: sarebbero questi i supereroi “chiamati per salvare l’Italia, davanti a una crisi gravissima”?

Chiunque viva a Roma e faccia qualche passeggiata sa che nelle zone centrali una percentuale enorme di locali e appartamenti sono sfitti perché i prezzi sono inaccessibili; però i Bocconiani pensano di aumentare l’ICI, così i già ragionevolissimi affitti raddoppiano e vediamo che succede.

Siamo il paese europeo con il debito pubblico più alto, con la pressione fiscale più elevata ed i servizi al cittadino più inefficienti. Anche uno studente al primo anno di economia sa che il problema non sono le tasse: è una spesa pubblica grottesca, in gran parte canalizzata con procedure kafkiane di clientela radicate a qualunque livello, unita ad un’evasione diffusa, alimentata da un sistema fiscale che Kafka non avrebbe nemmeno osato immaginare. I professoroni della Bocconi invece pensano che il problema siano le tasse ed i pensionati.

E chi invece tasse, balzelli e concessioni non li paga proprio?

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