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Ho ricevuto un niet da tutte le persone a cui l’ho proposto: dopo qualche esitazione, decido di andare lo stesso. Non me ne pentirò.

Quando arrivo, ha da poco iniziato la sua esibizione la spalla: Bachelorette è sola sul palco, con due personal computer, una tastiera ed una serie di strumentazioni elettroniche. Ascolto 5 canzoni di dream-pop ben fatto, tutte molto gradevoli. Quando finisce, si reca nella stanza accanto alla sala del concerto per vendere i suoi lavori, in CD e vinile. È gentilissima e disponibile a parlare dei suoi pezzi.

Dopo poco meno di mezz’ora entra la band. Considerato lo stile minimalista delle registrazioni in studio, sono sorpreso dal numero di componenti: 4. Un batterista, un tastierista, uno che gestisce l’elettronica ed un secondo tastierista che suona anche le percussioni. Pochi secondi dopo ci raggiunge Zola Jesus. Essendo una ragazza di origini russe, bionda, con gli occhi chiari e la voce potente, mi aspetto un’algidona alta e slanciata. È uno scricciolo di un metro e sessanta, magra magra.

Si parte maluccio: la batteria è amplificata in modo approssimativo (i tom sono soffocati e lo hi-hat sovrasta quasi tutto), Zola è perfetta ma un po’ asettica e mostra qualche incertezza nel muoversi sul palco. Poi la ragazza si scalda e le cose migliorano rapidamente: voce dai toni bassi superba, stentorea, sicura, che esterna fermezza e pathos; strumentazione puntualissima, organizzata e gestita davvero a modo, che, assieme ad una vocalità abilissima nell’adattare, con sorprendente sicurezza in una ragazza di 22 anni, il registro di volta in volta, permette l’emergere di personalità sensuali, energiche e terribilmente adatte ad un’esibizione live, in brani che nelle versioni in studio rimangono orientati verso atmosfere più cupe, che comunque piacciono molto. Come da oramai mestamente consolidata prassi, l’amplificazione cresce, per raggiungere, a fine concerto, livelli fastidiosi, che tra l’altro confliggono con la qualità del suono diffuso e non permettono di apprezzare del tutto preziosi dettagli di un’esibizione del genere. Una scelta che non comprenderò mai.

Dopo un’ora, in cui c’è tempo anche per un tuffo in mezzo al pubblico, durante il quale il livello della performance canora non viene minimamente intaccato, ed una quindicina di pezzi di grande e crescente intensità, Zola lascia il palco. Davvero un bel concerto. Dal costo complessivamente irrisorio (10 euro), certe cose andrebbero spiegate a quei tromboni che si esibiscono negli stadi o nei palazzetti per non meno di 35 euro a persona. Quando Zola tornerà a Roma, se non sarà diventata una di questi, mi troverà ad attenderla.

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