Tag

, , , , ,

Qualche giorno fa ho intrattenuto una conversazione telefonica con un mio amico medico. Si parlava di manovra economica, sacrifici e, soprattutto, mancate misure in alcune specifiche aree di intervento.

La mia lamentela riguardava l’introduzione dell’IMU (nome nuovo, fregatura vecchia: vedi alla voce ICI) e le conseguenze che questa avrà sul mercato degli affitti: è noto come, a Roma, loschi figuri come Caltagirone e compagnia cantante continuino a costruire quartieri dormitorio in zone sempre più periferiche e sempre peggio collegate, mentre nelle zone centrali una buona percentuale degli appartamenti è sfitta. Nella conversazione è emersa l’idea di utilizzare coefficienti diversi per il calcolo dell’imposta sugli immobili a seconda che la casa sia abitata o meno. Questo, oltre a vivacizzare il mercato delle abitazioni, perché diventerebbe relativamente vantaggioso in termini fiscali affittare le seconde e le terze case, consentirebbe l’emersione degli affitti in nero. Inoltre, attraverso semplici controlli incrociati (i contratti di affitto hanno nomi e cognomi), sarebbe possibile verificare se chi paga un affitto può, sulla base degli introiti dichiarati, permetterselo o meno, il che consentirebbe di andare a scovare ulteriori evasori.

La lamentela del mio amico riguardava il fatto che lui, con la sua partita IVA, ha poche detrazioni e finirà probabilmente per dover abbandonare il regime di fiscalità agevolata, quindi capisce chi è tentato di omettere di rilasciare fattura per mantenersi nello scaglione più basso. Nella nostra conversazione abbiamo dunque convenuto che, ispirandosi al sistema fiscale americano, e permettendo dunque di detrarre diversi tipi di spesa (in particolare quelle che di solito vengono evase, come ad esempio i lavori dentro casa: idraulico, falegname, elettricista) dal reddito imponibile, si avrebbe sì un abbassamento dell’IRPEF versata da ogni singolo contribuente che già paga le tasse, ma contemporaneamente si muoverebbe un’importante lotta contro l’evasione, perché chiunque riceva una prestazione esigerebbe invariabilmente la fattura, in quanto qualunque “sconto” effettuato dal soggetto erogante per evadere l’IVA sarebbe minore della riduzione dell’IRPEF derivante dall’allegare la ricevuta in sede di dichiarazione dei redditi. Ed il tutto sostanzialmente a costo zero.

Ora, non dico che queste misure siano infallibili, esenti da pecche, né che non siano seriamente modificabili o migliorabili. Non dico nemmeno che sarebbero necessariamente efficaci. È tuttavia interessante parlarne, discutere dei problemi ed elaborare possibili soluzioni. Possibile che dobbiamo farlo io ed un mio amico medico di 28 anni? Possibile che queste questioni siano invariabilmente ignorate da chiunque abbia qualsivoglia compito istituzionale?

Annunci