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In questi giorni, ed in realtà da quando il governo “tecnico” si è insidiato, si fa un gran parlare dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nei termini di una sua revisione, limitazione o addirittura abrogazione. Detto Articolo, come è noto, impedisce al datore di lavoro di licenziare un dipendente senza giusta causa. La motivazione addotta, con gran sprezzo del ridicolo, da chi si inoltra in certe battaglie è che l’Articolo 18 ce lo abbiamo solo noi, bisogna adeguarsi al resto d’Europa.

Qualche parola sul merito. L’Articolo 18 non si applica per le aziende con meno di 16 dipendenti: in Italia il 90% del settore privato appartiene a questa fascia; inoltre, anche le aziende più grandi acquistano lavoro in gran parte tramite contratti atipici, ed i precari possono essere sbattuti fuori senza nessun preavviso e senza nessuna tutela. Quindi, di preciso, di che cosa stiamo parlando?

Oltretutto, nel resto del mondo vigono una serie di leggi a tutela dei diritti individuali e collettivi e delle pari opportunità, e soprattutto un sistema giudiziario che consente di arrivare a sentenza in una causa civile in meno di 10 anni, che di fatto fungono a loro volta da deterrente al licenziamento immotivato. Non ne discuto l’efficacia per mancanza di informazioni specifiche al riguardo.

Ma soprattutto: a me l’idea che un datore di lavoro non possa cacciare un dipendente senza giustificato motivo sembra un principio in sé sacrosanto, quasi pionieristico: perché bisognerebbe combatterlo in nome di quel che si fa altrove? Mi chiedo cosa sarebbe successo se, in epoca di guerra fredda, un presidente statunitense avesse avviato una politica di revisione e limitazione di alcuni principi liberali e democratici, giustificandosi asserendo che il dogma della libertà assoluta lo avevano solo loro, era ora di adeguarsi al resto del mondo. Quanto sarebbe passato prima che gli americani lo impalassero al Washington Monument?

In Italia un’abolizione, od una forte limitazione, dell’Articolo 18 non aprirebbe le porte ad un sistema più flessibile, ma al licenziamento arbitrario. Il discorso non è che il datore di lavoro deve poter licenziare chi vuole: deve poter licenziare chi gli arreca danno. E questo si consegue riducendo i tempi di percorrenza sul giro delle cause civili e, soprattutto, rivedendo ed aggiornando il concetto di giusta causa. Non eliminandolo.

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