Tag

, , , , ,

“Mi sono chiesta: e se nel ventesimo secolo venisse al mondo un elfo, una creatura di un’altra epoca? Nella nostra società apparirebbe ‘cattivo’, portatore di male: ma in un contesto diverso non susciterebbe pregiudizi. […] Questo libro l’ho scritto due volte. La prima versione era meno cruda, poi mi sono detta: ‘cara mia, stai barando. Se succedesse davvero, sarebbe molto peggio di così.’ E allora l’ho riscritto portandolo alle conseguenze estreme.”

Doris Lessing introduce così il suo romanzo “il quinto figlio”. Il libro ha visto la luce nel 1988: sarà che sono passati quasi 25 anni, che l’autrice all’epoca aveva già quasi 70 anni, e che da allora si è sviluppata ed affermata la cultura pulp, che di estremizzazioni se ne intende, ma io di conseguenze estreme non ne ho viste così tante. Due, principalmente.

In primo luogo, la dinamica di emarginazione del diverso. Inizialmente i protagonisti, una famiglia tradizionale ed all’antica, corredata da un imprecisato numero di parenti sempre pronti a metter bocca su tutto, difendono la propria vita coniugale perfetta ben oltre l’evidenza data da un bambino morfologicamente e psicologicamente problematico. Successivamente, una volta presa definitivamente coscienza della situazione, la trasformano in una bega da risolvere nel modo più rapido possibile, con un cinismo, una determinazione ed una capacità di seppellire la realtà sconcertanti, pur di tornare ad ostentare una felicità a tutti gli effetti decisa a tavolino.

In secondo luogo, e soprattutto, l”ipocrisia della gente. Un malinteso ed assurdo politically correct, questo sì avanti di 20 anni, impedisce a chiunque, dai parenti a coloro che ricoprono una qualche posizione istituzionale, in particolare i medici, di constatare con una qualche forma di ufficialità l’anormalità del “bambino”. Il problema è sempre della famiglia, della madre che non ama questo figlio perfettamente nella norma, solo un po’ forte per la sua età e scarsamente motivato a scuola: nessuno osa prendersi la responsabilità di stabilire formalmente la presenza di una situazione delicata, salvo poi sospirare di sollievo in privato per il fatto di non doverla affrontare in prima persona. Il diverso è tale solo se qualcuno si prende la briga di stabilirlo; altrimenti, fare buon viso e ringraziare di non esserne coinvolti.

Non lo schiaffo in piena faccia che mi sarei aspettato, ma una lettura breve (circa 150 pagine) ed interessante.

Annunci