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Hiromi UeharaSabato mattina scopro essere in programma per la medesima sera un concerto di una pianista jazz giapponese, Hiromi. Dopo aver dato una scorsa alla presentazione dell’evento, decido che mi interessa, anche in virtù di un prezzo che, trattandosi della sala Sinopoli, è davvero molto onesto: 18 euro; 16 se si possiede una Carta Più Feltrinelli. Il pensiero vola istantaneamente verso la folta schiera di cialtroni che si lamentano della pirateria ma un concerto nello stesso posto lo fanno pagare almeno il doppio, poi per fortuna torna indietro e mi permette di concentrarmi sul presente.

Convinco un amico ad accompagnarmi. Dopo aver acquistato i biglietti, non avendo mai avuto a che fare con l’insolita artista che mi appronto ad affrontare dalla prima fila della galleria, con tanto di balaustra tra i piedi, mi dedico ad una veloce presa di contatto col nemico su internet: opto per l’ascolto del suo primo disco, “Another mind”, del 2003. Al primo pezzo, “Xyz”, sono affascinato. Al secondo, “Double personality”, completamente stregato. Il resto del disco mantiene standard elevatissimi.

Alle nove la sala, con l’eccezione delle gallerie laterali, chiuse al pubblico nell’occasione, è piena. Pochissimi minuti dopo Hiromi entra in scena e si accomoda al pianoforte. Lo abbandonerà un paio d’ore scarse più tardi dopo un concerto ai limiti dell’incredibile.

Non ho i mezzi tecnici per discettare in modo credibile su aspetti tecnici, compositivi e di esecuzione, a maggior ragione trattandosi di brani estremamente complessi che sostanzialmente non conosco. Mi limito a sottolineare quanto segue.

Hiromi si dichiara ammiratrice di chiunque metta nella propria musica tanta energia, e chiaramente non è una questione di invidia: sul palco c’è solo lei, ma la potenza che sprigiona ricorda una finale olimpica dei 100 metri piani, solo che quella la fanno in 8 e dura qualche minuto di meno.

Non ricordo a quando potrebbe risalire un concerto in cui ho sentito un numero comparabile di note; forse quello degli Yes del 2003. Nell’occasione sul palco erano in 5.

Qualcuno, commentando su Youtube un video di una sua esibizione dal vivo, ha opinato che la ragazza tragga piacere sessuale dall’esibirsi in concerto: dopo aver sentito i gemiti ed i grugniti che emette mentre suona, e captato l’energia e la passione che trasmette, azzardo che l’idea è condivisibile.

Hiromi conosce in profondità la musica ed il pianoforte, ed utilizza entrambi a suo piacimento esplorandone a fondo le potenzialità: scherza e gioca con le note, suona in modo fantastico e sempre con grande pathos; a volte alterna l’utilizzo dei tasti al pizzicare le corde da sopra. Non c’è un solo momento in cui non si abbia la sensazione di assistere a qualcosa di originale, creativo, pazzesco e speciale.

Standing ovation d’ordinanza, doppio bis, pubblico divertito ed entusiasta: un concerto strepitoso. Felicissimo di esserci andato; e felicissimo che Hiromi non abbia schifato la presenza di pubblico semi-casuale, evitando di far pagare l’ingresso 40 euro. Spero torni presto, magari stavolta con la band. Per variare.



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