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Come da tempo avviene in altre parti d’Italia, anche a Roma si sta diffondendo sempre di più l’abitudine di chiamare i cornetti non farciti “vuoti”. Perché? È un’espressione orribile. Vuoto è un termine negativo, un cornetto non farcito non è una scatola senza niente dentro.

Ho un’età sufficiente per ricordare quando il cornetto, senza ulteriori specificazioni, era non farcito; le alternative erano il cornetto con la crema, con la marmellata e con la cioccolata, e il danese; il croissant era un cornetto salato con dentro prosciutto e mozzarella. In anni recenti il mercato si è sviluppato e l’offerta è diventata ampia, variegata e fantasiosa. Fazzoletti, campane, rotelle, fagottini, saccottini, con panna, crema, crema al limone, marmellata, miele, nutella, cioccolata, crema di nocciole, mirtilli, uvetta, pinoli, mandorle, gocce di cioccolata, e via inventando.

Proprio per questo, il cornetto senza farcitura non dovrebbe essere identificato da un’aggettivazione che sottintende negatività e quasi disprezzo, ma mantenere strenuamente una qualificazione positiva e spesso sottovalutata: semplice.

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