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Sul penultimo numero della Settimana Enigmistica, in ultima pagina, è presente una breve striscia basata sul seguente scambio di battute: “sai l’ora?” “Mi spiace, non ho il telefono”. C’è un successivo commento che sottolinea come le cose che una volta sembravano assurde oggi hanno senso.

La seguente scena si è verificata più o meno parola per parola nel luglio di decina di anni fa, quando, in vacanza in Alto Adige con un paio di colleghi universitari (A. e D.), dopo aver parcheggiato la macchina in una zona di sosta fuori dal centro cittadino, arrivavamo a piedi nella piazza centrale di Vipiteno. Io camminavo un passo davanti ai miei due amici, con le mani in tasca.

All’epoca, io non possedevo un telefono cellulare.

D.: “Che ore sono?”
Io: “Le dieci meno qualche minuto”.
A.: “Le dieci meno cinque”.
D.: “Come lo sai?”
A.: “Ho controllato sul telefono”
D.: “No, A., non tu: lui”
Io: “La meridiana”
A.: “Eh?”
Io: “Sul campanile”
D.: “Clessidre, niente?”
A.: “Ma fa le undici”
Io e D.: “L’ora legale, scemo!”
A.: “Ah… E scusate…”

Oggi anch’io avrei controllato sul telefonino: che tristezza!

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