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Succede spesso, in Italia come in tanti altri paesi, che la gente tenda ad identificare una sorta di nemico e ad addossargli le colpe delle più terribili nefandezze, sorvolando o mancando del tutto le sue effettive responsabilità. Si tratta di un comportamento di per sé controproducente, perché consente al losco figuro un atteggiamento vittimistico, il che gli evita di dover rendere conto del proprio operato.

Nei primi due fine settimana di febbraio, se qualcuno si fosse distratto, ha nevicato a Roma. Nella giornata di venerdì 3 febbraio un pomeriggio di tempo inclemente ha comportato un’imbiancata superficiale; nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 febbraio si sono depositati a terra circa 25-30 centimetri di neve, che la notte successiva si è trasformata in ghiaccio.

L’ultima volta che a Roma aveva nevicato seriamente era il 1985: c’erano i Duran Duran, Maradona, Craxi e l’URSS. Da allora, un’imbiancata rimasta a terra qualche ora pochi anni dopo, un’altra nel febbraio 2010, mentre nel dicembre 2010 era caduto qualche fiocco, immediatamente seguito da un acquazzone che aveva sciolto tutto. Nel frattempo, aveva nevicato persino nella Monument Valley.

Il comune di Roma ha una popolazione superiore ai 2.700.000 abitanti; la struttura della città, basata su rioni costruiti nel corso dei secoli, che constano a volte di isolati piccolissimi, connessi da strade molto strette, la espone ad ingenti problemi di traffico segmentato.

I romani non sono abituati a combattere con la neve durante l’inverno: pochi hanno scarponi da montagna o stivali doposci, pochissimi hanno le catene a bordo dell’auto. Discorso analogo per i servizi pubblici: con tutti i problemi che ha l’ATAC, il fatto che non ci fossero catene per i mezzi, per 9990 degli ultimi 10000 giorni, è per così dire stata un’emergenza secondaria.

A New York nevica tutti gli anni. E anche New York, talvolta, si blocca: magari non con 30 centimetri, ma succede. Il problema non è che venerdì 3 gli autobus non riuscissero a circolare, né che sabato 4 mattina la città fosse ferma: tutto sommato, era quasi inevitabile. Non c’erano i mezzi fisici per tenere le strade, il traffico e gli autobus completamente sotto controllo. E lamentarsi perché il sindaco Alemanno non ha rimesso in moto una città del genere in tempo reale è pretestuoso e stupido. Accusarlo di aver chiesto lo stato di calamità è ancora più pretestuoso e stupido: l’utilità principale di questa mossa consisteva nel consentire a chi non era riuscito a raggiungere il posto di lavoro di non bruciarsi un giorno di ferie per cause naturali ed incompetenza altrui.

Il problema è che New York, dopo una bufera, riparte in tempi brevi, brevissimi: la neve viene immediatamente rimossa dalle strade, viene sparso il sale, la metropolitana corre sotto terra ed i taxi hanno le catene. A Roma non è successo niente di tutto questo. Alemanno ha preferito andare in televisione travestito da uno dei sette nani e passare tre giorni a litigare con la Protezione Civile, invece di industriarsi per rimettere in marcia gli autobus e fare qualcosa per togliere il ghiaccio dai marciapiedi, dimostrando un’inettitudine di fronte alle situazioni critiche spaventosa. Una settimana dopo, di fronte ad ulteriori minacce, ha optato per un grottesco eccesso di prudenza, che si è poi rivelato superfluo.

Le colpe dell’amministrazione cittadina sono queste, e di queste devono rendere conto. Comunque, non è poca roba.

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