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Qualcuno mi dovrà spiegare come mai in sede di adattamento si è deciso di tradurre, all’interno del titolo di questo libro, la parola “privacy”, con “segreti”.

Maxwell Sim, un uomo di mezza età imbranato ed inetto che vive a Warwick, 6 mesi dopo esser stato lasciato dalla moglie si reca in Australia a trovare suo padre. La solitudine nella quale, anche a dispetto di una certa popolarità su internet, è sprofondato lo portano alla depressione, e l’inesistente rapporto con l’unico membro della sua famiglia rimastogli non lo aiuta a superare la crisi. Decide allora di accettare la proposta di lavoro di un suo amico, che lo porta a doversi recare nelle isole Shetland per promuovere uno spazzolino da denti ecologico. Al contempo, sceglie di utilizzare il viaggio per compiere alcune tappe intermedie, recandosi nella vecchia casa di proprietà del padre, poi dalla ex moglie per passare del tempo con sua figlia, quindi da un’amica d’infanzia.

L’io narrante è il protagonista; tuttavia, all’interno di ognuna delle sezioni in cui il libro è diviso, è riportato un testo scritto tempo prima da altri personaggi. Con l’eccezione del primo, si tratta di brani che riguardano Maxwell in prima persona, e gli rivelano aspetti a dir poco sconfortanti del suo passato e di quello di alcune persone che hanno fatto parte della sua vita. Il viaggio risulta dunque un’esplorazione sempre più oscura del proprio passato. A dispetto dell’apparente banalità della struttura narrativa, la concatenazione degli eventi è molto coerente e naturale, e c’è davvero poco di artificioso nelle scelte che portano il protagonista ad affrontare quello che è e come lo è diventato.

Jonathan Coe è un tipico scrittore inglese, e questo romanzo è un tipico romanzo inglese: ironia, situazioni e personaggi surreali, scrittura leggera e scorrevole infiocchettano una storia di per sé terribile di introspezione, scoperta di nuovi e vecchi segreti, emancipazione e conquista di una consapevolezza. La lettura è superficialmente piacevole; l’ironia e l’autoironia fanno sorridere, alcune trovate sono brillanti e contemporaneamente estremamente funzionali alla descrizione della personalità di Maxwell Sim: su tutte, l’idea di farlo conversare con Emma, il navigatore satellitare con voce suadente che non si scoraggia mai e sa sempre cosa rispondere, ed il vergognarsene in pubblico. Quando ci si ferma a riflettere, tuttavia, ci si scontra con la durezza della realtà e con tematiche come la solitudine, la convivenza con quello che si è, il coraggio di accettare sé stessi e gli altri, tutt’altro che divertenti o scontate. Anche argomenti più marginali, come l’ecologia e la vacuità delle relazioni telematiche, sono affrontati con intelligenza ed originalità.

Merita una menzione specifica il finale, sorprendente in parecchi aspetti, mentre l’ultima pagina è semplicemente geniale.

Se si cerca uno svago semplice e possibilmente divertente, non si tratta solamente del romanzo sbagliato: sono sbagliati autore e categoria. La lettura di una prosa elegante e spiritosa è certamente gradevole. Il romanzo, no: però è molto bello.

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