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Florence And The Machine - CeremonialsQualche mese fa ordinai su Amazon il nuovo disco dei Collide: gruppo americano che da una quindicina di anni propone una splendida musica dark-wave, basata su una vocalità femminile sottile e glaciale e su una strumentazione elettronica di un certo peso. Come da procedura, qualche tempo dopo ricevetti una segnalazione dal sito: se ti piacciono i Collide, prova ad ascoltare queste cose.

Incuriosito dalla copertina, ho fatto il tentativo con “Ceremonials” dei Florence + The Machine. La prima considerazione è che il gothic, i registri vocali freddi e l’elettronica pesante non c’entrano nulla con questa band: il gruppo risulta la creatura che accompagna la venticinquenne Florence Welch nelle sue sperimentazioni che si inseriscono nella scena indie londinese. La seconda, e più importante, è che “Ceremonials” è un disco di una personalità impressionante.

L’album, nella sua versione base, consta di 12 brani. L’edizione deluxe comprende un secondo cd con tre inediti, due demo demo ed altre versioni alternative. I pezzi sono tutti, demo compresi, ben strutturati, ben orchestrati e musicalmente non banali.

Florence ha una voce potente e dotata di una notevole estensione, e la utilizza su diversi registri, riuscendo a costruire, con la complicità di un’orchestrazione molto puntuale, diverse atmosfere, dal drammatico (come su “Seven devils”) al rutilante (come su “No light, no light”), dall’enfatico al divertito, con risultati quasi sempre brillanti. Il suono è pieno, potente e di grandissimo effetto, sia a livello di insieme che di singole componenti.

Un aspetto che mi ha personalmente colpito è la scelta di orientare la produzione del disco verso un risultato sonoro che richiede l’ascolto con un’amplificazione di un certo livello. Ascoltare “Ceremonials” con un impianto da elettronica di consumo o con degli auricolari da supermercato non consentirebbe di apprezzarlo: difficilmente si riuscirebbe a cogliere la complessità dei brani e le sfumature dei singoli suoni, e probabilmente lo si percepirebbe come confuso e attufato, tutt’altro che brillante. Per una band mainstream nel 2011, l’epoca dei mini-stereo e di casse ed auricolari low cost, non è certo una scelta scontata. In ambito pop, dopotutto, non lo è nemmeno avere un arpista come membro stabile.

Proprio questa cura e queste scelte rendono più difficile da capire un evidentissimo erroraccio di produzione, riguardante la traccia vocale alla fine di “Spectrum” (pezzo altrimenti molto bello): dopo la terza ripetizione del ritornello, mentre si prepara il finale del brano, la voce canta solamente le prime parti dei versi che lo compongono, solo che si sente nitidamente che l’effetto è stato ottenuto tagliando il resto del verso dalla traccia; il problema non è tanto l’utilizzo del fade out, che chiarisce inequivocabilmente che Florence Welch non ha fisicamente inciso questo dettaglio, quanto che il fade out sia stato pure utilizzato male. Un’approssimazione incomprensibile, a maggior ragione perché non sarebbe costato nulla evitarla. Davvero assurdo.

È difficile dare una definizione precisa dello stile della band: e questo di per sé è indice di originalità. La macro area è certamente il pop indipendente inglese; ma ci sono anche del soul, delle atmosfere classicheggianti, barocche e talvolta roboanti, e dell’art rock. Quello che più impressiona tuttavia è la maestosità di composizioni e sonorità. Intendiamoci, la band usufruisce di una produzione di alto livello: è più facile, quando la tastierista è lei stessa una produttrice ben inserita nell’ambiente; ma, se è per questo, anche Oasis e Pulp sono sempre stati iper-prodotti, e non hanno mai nemmeno frequentato il quartiere in cui Florence + The Machine si sono stabiliti.

“Ceremonials” può piacere o non piacere, è questione di gusti. Ma è un disco di spessore.

Solo un dubbio: io non lo avrei mai messo in collegamento con i Collide. Amazon è stato due volte più scemo o una volta più furbo?

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