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I-Love-Radio-Rock-DVD-CoverFilm inglesissimo e davvero divertente, ambientato nell’Inghilterra della seconda metà degli anni sessanta, con un cast superbo, narra le disavventure di un team di dj di una radio pirata che, da una nave ancorata (ancorata?) nel Mare del Nord, trasmette 24 ore su 24 musica rock in onde medie. Il pretesto da cui prende il via la pellicola è l’arrivo a bordo di un ragazzo, espulso da scuola per aver fumato marijuana. È la madre, amica personale del capitano, a decidere di spedircelo: perché? È immediatamente chiaro a tutti che quello non è il posto per punirlo, né per fargli ritrovare la retta via.

Lo spettatore entra dunque in contatto prima con il bislacco ed imperturbabile comandante (Bill Nighy), poi con una serie di esuberanti disc jockey (l’americano Philip Seymour Hoffman su tutti), e soprattutto col mondo delle radio pirata e con la guerra che le istituzioni britanniche (rappresentate da un rigidissimo Kenneth Branagh) muovevano loro in piena epoca beat. Quello che sorprende è l’età media dell’equipaggio, non precisamente post-adolescenziale, quasi a sottolineare che l’esplosione della cultura pop non ha consentito ad alcune persone di conservare la giovinezza, quanto proprio di ritrovarla.

Il film ha tre diversi livelli di lettura. Innanzitutto si tratta di una commedia che, quantunque un po’ lunga e dal ritmo ineguale, risulta brillante, ben sceneggiata, divertente, con dei personaggi bizzarri e delle scenette estremamente godibili; in secondo luogo, presenta un affresco storico di quella che era la situazione sociale pre-68, con una gioventù rivoluzionaria e caciarona che premeva contro una società conservatrice per emergere e far riconoscere le proprie libertà; infine, è una lunga e appassionata dichiarazione d’amore alla musica rock. In relazione a quest’ultimo aspetto risultano del tutto comprensibili alcune scelte di regia, che penalizzano la narrazione per riprodurre quasi per intero, come se si stesse davvero ascoltando una radio, alcuni classici del periodo, ed alcune palesi, e presumibilmente ignorate di proposito, inesattezze storiche: ad esempio, due scene, prive di date specifiche ma svoltesi durante il 1966, sono rispettivamente accompagnate da “Jumpin’ Jack Flash” degli Stones, e da “Judy in disguise” di John Fred, entrambe pubblicate nel 1968.

La parte finale del film, seguente l’introduzione del Marine Offences Act, che avrebbe impedito di fatto alle radio pirata di continuare ad esistere, è inizialmente gestita come una commedia nera, che scivola verso un finale caotico ed inutilmente enfatico che fa l’applauso facile, ma tutto sommato superfluo. Il film rimane comunque molto gradevole.

Si ride, e parecchio: la sceneggiatura è di alto livello, alcune scene sulla nave rasentano lo strepitoso, certi personaggi, come qualche dj e l’improbabile comandante, hanno una forza comica notevole; e non si sghignazza alle loro spalle, perché le situazioni narrate sono divertenti in primo luogo per chi ci è dentro. La musica, pur fermandosi al periodo precedente all’arrivo di psichedelia e progressive, è bella e coinvolgente. L’affresco storico è molto interessante, soprattutto dal punto di vista sociale, perché aiuta a ricordare cosa vuol dire vivere in una società bigotta e soprattutto quanto è importante avere un catalizzatore, un punto di riferimento per la propria esuberanza: foss’anche semplicemente un dj che trasmette “Let’s spend the night together”, chiude la trasmissione con un “pensa a me quando vieni” (nel 1966!) e si oppone nei fatti ad una legge che vuole zittirlo. Immagino che l’atmosfera e le concessioni alla memoria possano risultare particolarmente piacevoli a chi il periodo narrato lo ha vissuto, ma anche chi è nato e cresciuto dopo può apprezzare l’insieme, che dunque non è fruibile solamente da un pubblico di nostalgici.

Certo, se non si ama il rock è meglio lasciar perdere del tutto.

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