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Qualche giorno fa, ho ricevuto uno dei periodici aggiornamenti da parte di una casa discografica che distribuisce principalmente materiale gothic e darkwave, la Projekt. L’email era, come sempre, curata dal fondatore della casa discografica, Sam Rosenthal. Al suo interno si faceva menzione di un dibattito, sorto sulla pagina Facebook dello stesso Rosenthal, in cui questi aveva chiesto a chi sosteneva il dowload di argomentare logicamente per quale motivo essi ritenessero di essere nel giusto, ottenendo ovviamente risposte penose ed imbarazzanti.

Non disponendo di un account su FB, ho pensato di replicare via email. Al momento, non sono riuscito a trovare un canale di comunicazione efficace per l’invio. Quella che segue è grosso modo la (traduzione della) lettera che intenderei inviare.

La logica dello scaricatore compulsivo è ovviamente sballata. Io non intendo sostenere che ho ragione: so di non averla. Voglio sostenere come e perché ha torto anche la controparte.

Nella primavera del 2007, un amico mi segnalò Emilie Autumn. Dopo aver letto qualche informazione su Wikipedia, avviai eMule e scaricai l’archivio rar con il numero più elevato di fonti: si trattava della versione deluxe di “Opheliac”. Provai ad ascoltare un paio di pezzi, e li trovai esagerati, quasi irritanti: non si tratta certo di un tipo di musica che si può facilmente apprezzare al primo ascolto. Provai di nuovo un paio di settimane dopo, e decisi che miss Autumn meritava un approfondimento.

Ascoltai il disco con attenzione, cercai di capire che tipo di ricerca la sua composizione avesse richiesto, arrivando ad afferrarne il senso, sia musicale che narrativo,  ed apprezzandone sia gli aspetti tecnici che espressivi: un vero capolavoro. Iniziai allora a diffonderlo presso amici potenzialmente interessati. Oggi, 5 anni dopo, io ho comprato quasi tutto il materiale originale dell’artista e più di un mio amico ha a casa almeno un suo CD. Inoltre, io l’ho vista live assieme ad un amico, a Roma, nel 2007, e una mia amica si è fatta portare dal ragazzo ad un suo concerto a Torino. In totale, almeno 4 persone (incluso me) hanno speso soldi per la musica ed i concerti di Emilie Autumn, come conseguenza diretta dei miei download “illegali”.

Ora, io credo che Sam Rosenthal conosca Emilie Autumn, o che possa comunque entrare in contatto con lei: potrebbe chiederle se è contenta o arrabbiata con me; se è arrabbiata, è molto meno intelligente di quanto pensassi. Conosco inoltre altre persone che hanno appezzato la sua musica, ma non ci hanno speso soldi, e sono convinto che, se fossero costrette a pagare per l’ascolto, probabilmente rinuncerebbero del tutto. Quindi le si potrebbe chiedere anche: cosa preferirebbe? Una certa diffusione “illegale” della sua musica, o non raggiungere affatto queste persone? Obiettare che la scelta implica l’accettazione di uno status illecito non cancella il fatto che lo status esista.

Il mercato musicale non è più quello di 25 anni fa. Oggi, una persona possiede una quantità di album (in formato fisico e digitale) enormemente superiore a quella che possedevano i suoi genitori negli anni ’70. C’è un’offerta mostruosa, e le persone devono potersi orientare e trovare la loro strada verso ciò che apprezzano. Da quando ho messo la connessione ADSL a casa, la qualità della musica che ascolto si è innalzata moltissimo: e questo è in massima parte dovuto alle informazioni, ai nomi, agli artisti a cui ho avuto accesso.

Internet ha tante facce: non se ne possono accettare solo i vantaggi.

Per quello che riguarda i download a pagamento, sul sito della Projekt è possibile scaricare una copia digitale dell’introvabile “Of pigeon and other curiosities” di Nicki Jaine: costa 9,99 dollari. Se venisse ripubblicato in CD, quanto costerebbe? Vendere la copia digitale di un disco ad un prezzo analogo (quando non superiore) al supporto fisico non promuove la diffusione dei download legali a pagamento: la combatte. Gli mp3, considerati anche i costi di distribuzione ed intermediazione nulli, dovrebbero essere una versione low cost della musica: dovrebbero essere compatibili con un approccio tipo “vediamo di che si tratta”.

Io ho recentemente acquistato le versioni in vinile di alcuni dischi. Ho notato che all’interno, di solito, si trova un coupon che permette di scaricarne una copia digitale gratuita. Questo implica che le copie digitali sono in qualche modo “incluse” nella versione fisica di un album. Vogliamo parlare del viceversa? E se io, tre mesi fa, dopo aver ascoltato per caso una canzone di Zola Jesus su Radio Rock, avessi deciso di scaricare il relativo album presso la casa discografica, pagandolo, e, dopo averlo apprezzato, avessi deciso di comprarlo in vinile? Avrei dovuto pagarlo due volte?

Mettiamo che io paghi il download 5 dollari. Non credo sarebbe così difficile associare ad ogni download a pagamento un codice usa e getta che consenta, almeno sulle principali reti di distribuzione, di avere uno sconto di pari valore sull’acquisto del CD o dell’LP. Se musicisti e discografici non permettono questo tipo di soluzione, devono accettare che si scarichi il loro materiale da eMule, Torrent e siti di file sharing. Io sono un appassionato: ascolto tanta roba, e quando qualcosa mi piace la voglio avere in formato fisico; non voglio doverla pagare due volte per non voler buttare i soldi per un disco che potrebbe non piacermi.

Di nuovo, il comportamento lamentoso ed inetto di questi signori non fa nulla per promuovere il download legale. In realtà, quello che fanno questi signori è combattere contro il download in generale. Il problema è che il “nemico” non è un residuo, pochi hacker o cracker: sono in guerra contro il mondo. E, se non cambiano il modo di pensare, perderanno.

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