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Ieri l’Inter ha giocato due partite: una contro la Juventus a Torino, con la prima squadra, una contro l’Ajax a Londra, con la Primavera guidata da Andrea Stramaccioni.

Quella di Torino era la ventinovesima partita di un campionato che all’Inter non ha più niente da dire; quella di Londra era la finale di una competizione, la Next Gen Series, che, per la prima volta, metteva a confronto le migliori squadre giovanili europee.

La NextGen è iniziata a fine agosto: la formula prevedeva 4 gironi da 4 squadre ciascuno, con andata e ritorno, da cui sarebbe stato compilato un tabellone a 8; quarti, semifinali e finali in gara secca. L’Inter ha iniziato malissimo l’avventura: sconfitta 7-1 a Londra contro il Tottenham. La qualificazione, faticosa, alla fase successiva è perciò stata salutata con soddisfazione.

Quarti a Lisbona con lo Sporting, una delle compagini più forti dei torneo. Contro il pronostico, 0-1 e final four: semifinale con l’Olympique di Marsiglia il 21 marzo, eventuale finale 4 giorni dopo.

OM domato 2-0, con una partita di grande carattere, giocata con un ordine ed un’attenzione che la prima squadra ha dimenticato da tempo. Finale contro il settore giovanile più forte d’Europa, quello dell’Ajax, che aveva vinto 3-0 nella tana del Barcellona e superato il Liverpool in semifinale per 6-0.

Inter-Ajax è stata una partita che ha ricordato i fasti dell’Inter mourinhana: ordine, intelligenza, applicazione e palle quadrate. Match giocato sostanzialmente di rimessa, qualche occasione concessa agli olandesi, ma grandissima intensità, contropiedi pericolosissimi e momenti di grande calcio. Da uno di questi, una strepitosa verticalizzazione no look di Daniel Bessa, è scaturito a fine primo tempo il vantaggio interista, firmato da Samuele Longo. All’inizio della ripresa una punizione magistrale del difensore centrale dell’Ajax ha ripristinato la parità. Pochi minuti dopo un’ingenuità del terzino sinistro nerazzurro, M’baye, con la fattiva collaborazione di un arbitro incapace di mantenere la calma, ha lasciato l’Inter in 10.

Stramaccioni ha fatto un cambio per tamponare la falla, poi ha visto la reazione (l’unica vera occasione su azione l’Ajax l’ha avuta in pieno recupero) e ha deciso di non interrompere la trance agonistica: tempri regolamentari e supplementari in inferiorità numerica senza effettuare ulteriori sostituzioni. L’Ajax ha colpito una traversa ancora su punizione, ma l’Inter ha tenuto e ha avuto almeno due nitidissime occasioni per passare in vantaggio. Solo allo scadere del secondo supplementare ha definitivamente mostrato che non ne aveva più: l’Ajax nemmeno, e si è andati ai rigori.

La primavera dell’Inter aveva già perso ai rigori al torneo di Viareggio e in coppa Italia: come definire il carattere e la personalità di giocatori di 19 anni che, in queste circostanze, dopo 50 minuti in inferiorità numerica, li hanno messi in porta tutti e 5? Come quella di un portiere che è riuscito a pararne due (il secondo fatto poi ripetere, strozzando in gola l’urlo liberatorio dell’intera squadra)?

Vittoria meritata di un gruppo su cui pochi avrebbero scommesso 5 centesimi ad agosto. Un gruppo fatto di giocatori: come i due centrali difensivi, Spendlhofer e Kysela, che ieri mi hanno ricordato molto i Lucio e Samuel di Barcellona 2010; come un centrocampista centrale, Crisetig, di grande personalità e doti tecniche; come un trequartista, Bessa, dai mezzi tecnici impressionanti, di cui a volte si dice che è un mezzo giocatore perché non copre, ma ieri, al centoventesimo e con i crampi, inseguiva qualunque cosa si muovesse dalle sue parti; come una punta, Longo, letale ed intelligente in area e bravissimo a fare movimento per creare spazi.

E di un allenatore: Andrea Stramaccioni. Uno che governa la squadra come se fosse un suo bene personale; uno che prepara partita e formazione con una attenzione ed una cura maniacali; uno che è in grado di convincere i propri giocatori della loro grandezza e di farli rendere di conseguenza; uno che a due minuti dalla fine non incoraggia i giocatori dicendo di reggere, ma continua a dare indicazioni tattiche specifiche; uno che contro l’avversario più forte la porta a casa anche in inferiorità numerica. Ricorda niente tutto questo?

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