Tag

, , , , , , , , , , , , ,

“In informatica ed elettronica con digitale ci si riferisce a tutto ciò che viene rappresentato con numeri o che opera manipolando numeri. […]

Ciò che è digitale è contrapposto a ciò che invece è analogico, cioè non numerabile, non analizzabile entro un insieme discreto di elementi. Digitale è riferito dunque alla matematica del discreto che lavora con un insieme finito di elementi, mentre ciò che è analogico viene modellizzato con la matematica del continuo che tratta un’infinità (numerabile o non numerabile) di elementi.

È possibile convertire un segnale analogico in uno equivalente digitale, costituito da una serie di numeri, questo processo è chiamato digitalizzazione. […] Il segnale digitalizzato perde sempre qualcosa rispetto all’originale analogico.”

Da Wikipedia.

Tradotto in termini molto brutali, digitale vuol dire approssimato. Un segnale analogico può assumere qualunque valore nell’intervallo continuo, un segnale digitale no: questo assume solo valori discreti, ergo il passaggio da analogico a digitale comporta una perdita di informazioni.

Questa perdita di informazioni può essere impercettibile ai sensi dell’uomo, come, ad esempio, nel campo dell’audio. Quando Hiromi vola con le dita sui tasti del suo pianoforte e quando Rachael Yamagata utilizza la sua splendida voce, vengono prodotti dei suoni che possono essere registrati esattamente come sono solo utilizzando un’apparecchiatura analogica, che tuttavia registra anche tutte le eventuali perturbazioni. Inoltre, pochi percepiscono davvero le differenze, riguardanti alcune frequenze basse, tra un vinile perfettamente conservato e suonato con un giradischi professionale, dotato di ottima testina e correttamente regolato, ed un CD dei Procol Harum. La diversa profondità e data dal quasi impercettibile fruscio di fondo determinato dalla puntina, mentre la più vasta ricchezza di suoni deriva dal fatto che il vinile costringe nella pratica ad utilizzare impianti di amplificazione di alto livello. La qualità del segnale che giunge all’orecchio è comunque sporcata da troppi fattori ambientali per poter compiere confronti sensati. Oltretutto, il CD contiene livelli di dettaglio complessivamente inutili, infatti passare da un CD audio da 80 minuti (circa 700 MB di dati) ad 80 minuti di mp3 a 192 Kbit/sec (poco più di 100 MB di dati) non comporta una perdita qualitativa apprezzabile da chi ascolta.

Problemi più grandi sono rappresentati invece dai segnali video. Le foto scattate da una macchina reflex digitale di livello medio occupano sulla scheda di memoria una decina di MB l’una. I formati più performanti, come il tif, prevedono di trasformare l’originale in un file che occupa circa 35-40 MB: questo suggerirebbe un recupero di definizione, di per sé impossibile se la fonte queste informazioni non le contiene, semplicemente effettuato dall’elaboratore tramite un’interpolazione più raffinata di quella utilizzata dal jpeg. Inoltre, una diapositiva scattata con una macchina analogica, cioè a pellicola, utilizzando un rullino con una grana molto fitta (dunque con pochi ASA: è sintomatico che le macchine digitali di medio livello non permettano di simulare pellicole da 25 ASA), può essere digitalizzata con un dettaglio che la porta ad occupare più di 100 MB: oltre 10 volte il file creato dalla reflex digitale.

Figuriamoci quello che succede passando dalle riprese in movimento effettuate con una pellicola a quelle immagazzinate da una macchina da presa digitale: la prima registra 24 fotogrammi al secondo, mentre l’occhio umano ne percepisce una quindicina, infatti le immagini rallentate sono confuse e lo spostamento a scatti è evidentissimo; la seconda ragiona in termini di bitrate, quindi di Megabit al secondo. Considerato che i DVD video sono di solito compressi a 9,5 Mbit/sec, basta farsi due conti. Altra cosa, ovviamente, è la qualità dell’informazione immagazzinata, la possibilità di pulirla, manipolarla e visualizzarla e la deperibilità delle pellicole, ma rimane singolare risolvere questi problemi segando la quantità.

“Ma come”, chiede il cialtrone digitale, che ha sostituito il culto del fallo con quello della tecnologia, “analogico non era vecchio e digitale nuovo?”. Certo: è proprio quello il problema.

Annunci