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Siouxsie And The Banshees - KaleidoscopeI Siouxsie And The Banshees sono ricordati come antonomasia di alcuni eccessi degli anni Ottanta, soprattutto in termini di look. Ovviamente la definizione di tali eccessi è oggi demandata, in massima parte, a personaggi che 5 anni fa andavano in giro con l’elastico delle mutande in vista a causa di pantaloni con la vita talmente bassa che uno si chiede per quale motivo continuare a chiamarla vita. È sempre illuminante il fatto che l’eccesso venga stabilito dopo, quando il gusto è cambiato: dire nel 1995 che l’idiota che andava in giro con lo yo-yo d’ordinanza e i pantaloni col cavallo sotto le ginocchia era ridicolo, portava a rivolte popolari; dirlo oggi è sinonimo di buon gusto.

I Siouxsie And The Banshees hanno attraversato la scena musicale per una ventina d’anni, dal 1977 alla metà degli anni Novanta. Hanno debuttato nel 1978 con un approccio post-punk; dopo un paio di dischi su questo orientamento la leader, Siouxsie Sioux, si è trovata a dover ricominciare da zero, a causa dell’abbandono degli altri componenti. Nel 1980, con una nuova formazione, il gruppo ha pubblicato “Kaleidoscope”: un disco diverso dai precedenti, più strutturato, moderno, raffinato e molto più originale.

Con questo e i due album successivi, gli ottimi “A Kiss In The Dreamhouse” del 1982 e “Hyaena” del 1984, la band ha contribuito, assieme ai Cocteau Twins, ai Sisters Of Mercy ed ai Bauhaus, a definire quello che è diventato lo stile gothic/darkwave, poi sviluppatosi in diverse forme negli ultimi tre decenni.

“Kaleidoscope” è un disco che merita molta attenzione. Andrebbe fatto ascoltare ai sedicenti musicofili che guardano gli eighties con disprezzo e sufficienza: al di là del fatto che chiunque abbia una dignitosa cultura pop riconoscerebbe il cantato di Siouxsie Sioux in pochi secondi, ci sarebbe parecchio di cui parlare. Soprattutto di canzoni che hanno contribuito a creare stili, generi e sonorità, e che, a più di 30 anni dalla pubblicazione originaria, sono fonte continua di ispirazione: per dire, i Cure e gli Smiths hanno citato l’album come punto di riferimento irrinunciabile e diverse band ne hanno utilizzato dei campioni. Ma l’influenza dell’album è molto più evidente all’interno di culture ben delimitate, come il gothic e il neofolk.

Con le classificazioni odierne, l’album appartiene ad un genere specifico di darkwave, basato su ritmi veloci in stile dreampop, ma con atmosfere cupe, tipo Faith And The Muse, Autumn’s Grey Solace e, talvolta, Collide. L’elettronica è presente, tutt’altro che nascosta, e definisce il sound, ma non risulta invasiva. Il cantato è in primo piano, potente ed enfatico, come sempre nella storia della band, e molto funzionale all’ambientazione.

L’aspetto più interessante del disco è l’unitarietà della struttura e, contemporaneamente, la grande varietà degli spunti musicali e stilistici proposti. I più significativi dal punto di vista dell’influenza sui movimenti successivi sono “Trophy”, con un cantato roco e drammatico ed una struttura melodica ed una vocalità citati spesso in ambito darkwave moderno; “Lunar Camel”, con la sua atmosfera sottile e quasi sognante, disegnata da un uso leggero dell’elettronica, ripreso in moltissimi ambienti dal pop alla musica sperimentale; “Desert Kisses”, un brano dal ritmo lento ma incalzante sostenuto dagli accordi di una chitarra ritmica, un approccio molto diffuso nel gothic moderno; e “Red Light”, con un ritmo ternario tenuto da drum machine e bassi sintetizzati, fondamentale in tutta la musica elettronica, dai Depeche Mode ai Collide. Splendide anche la brevissima “Clockface” e “Skin”, che tuttavia sono rimaste più legate alla definizione del sound Banshees, forse in virtù di una sonorità meno immediata da digerire, o di un approccio più scherzoso, o magari semplicemente perché più complesse da citare senza copiarle esplicitamente. Discorso simile per i due singoli, “Happy House” e “Christine”, piuttosto note, e rimaste semplicemente hit radiofoniche: d’altra parte, citare un pezzo che ha scalato le classifiche è un po’ troppo scontato, in particolare se si fa parte di un movimento di nicchia.

Un must. E un gran disco.

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