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Wendy & Lisa - White flags of winter chimneysThe funny thing about surrender is, although a verb, it is by definition a non-action. These songs are a reflection of that contradiction. The need and impulse to fight for who you love, for how you think, or for life that has been lost. In the years since our last record, Girl Bros (which in itself was a lament and fight against the loss of a dear brother), we indeed suffered another loss of another brother. From unthinkable to unthinkable again. We struggled through the rip tides and pretty wars of being lovers and then not, being “pop stars” and then not, and being dedicated to some path that would be revealed only through the pull and tether of circumstance. The best way to carry on sometimes is to left the current carry you. Swimming against the waves has worn us, but has taught the beauty of gravity… And the moon. […] We are proud of this record. We are fighting to surrender.

Queste parole compaiono sull’inner sleeve dell’edizione in vinile di “White flags of winter chimneys”, l’ultimo album, pubblicato nel 2008, di Wendy & Lisa, ex collaboratrici di Prince e duo musicale indipendente piuttosto noto alla fine degli anni ottanta.

Il disco consta di 9 pezzi e dura circa 42 minuti. Si tratta di un lavoro concepito, realizzato e pubblicato in forma completamente autonoma: tutto ciò che non è fatto da Wendy Melvoin e Lisa Coleman – davvero poco, soprattutto in riferimento al contenuto artistico – è demandato ad amici. La sua struttura è ciclica: il tema della prima parte dell’ultimo brano richiama la canzone che apre l’opera.  

L’album, molto semplicemente, rasenta la perfezione. Composizione, arrangiamenti, strumentazione, sonorità, voci, tutto è splendidamente coerente e realizzato con cura, intelligenza e profondità. Ma non è questo il punto: il disco non è basato sui singoli momenti o sulle singole scelte – in parte risultanti da un mixaggio e da una produzione esecutiva, demandata dal duo a professionisti ad esso vicini con l’unica raccomandazione di “make [the record] sound cool” – e nemmeno più di tanto sulle canzoni. Il punto è il significato del disco, la sua struttura, le atmosfere, il pathos. 

L’inizio è semplice e rilassato, “Balloon” è una canzone con un ritmo calmo e moderato ed un cantato morbido, malinconico con momenti strazianti, basato su note lunghe e su una linea melodica priva di scosse; subito dopo il ritmo e l’energia aumentano: subentra la voglia di combattere e di imporsi, soprattutto in pezzi come la strepitosa “Invisible”, “Ever after” e “Salt & cherries”. “Invisible” è forse il brano più brillante del disco, privo di pause ed incentrato sull’alternanza tra strofe veloci ma tranquille e ritornelli lenti e stentorei, che crescono fino ad un finale in cui la necessità di affermarsi viene accompagnata quasi da tratti di disperazione. Tuttavia, di fronte alla percezione della vanità degli sforzi e dei combattimenti, i ritmi rallentano di nuovo. Il lato A si chiude con “Niagra Falls”, un pezzo tranquillo e consapevole, che, pur essendo stato originariamente composto anni prima, si integra sorprendentemente con l’atmosfera del lavoro.

Dopo il cambio di facciata, subentra una malinconia straziante, con pezzi caratterizzati da un numero di battute sempre più esiguo, in cui emerge il penultimo brano, la title track, in ritmo ternario, che si affievolisce sempre di più e scivola in modo naturale verso il meraviglioso finale: “Sweet Suite (beginning at the end)”, in 8 minuti e 42 secondi, sintetizza e raccoglie il messaggio dell’intero lavoro. Dopo delle strofe quasi sussurrate con strumentazione minimale, richiama il brano iniziale, con un approccio tuttavia più disteso e rassegnato; infine, passa ad atmosfere più tipicamente rock: basso, batteria – in cui lo hi-hat è suonato solamente col pedale per dipingere un suono secco e cupo – ed una chitarra elettrica continua che alterna un numero esiguo di note, accompagnano ad ondate il pianoforte, che disegna una linea melodica semplice e rilassata. La chiusura del disco è un frammento di maestosa intensità emotiva, letteralmente la messa in musica del concetto di apprezzare la bellezza della gravità e, raggiunta una matura accettazione, rendere le armi.

Un capolavoro vero.


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