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Due mesi fa, con il differenziale di rendimento sui titoli di stato decennali tra Italia e Germania a 337, Monti ebbe a dire che la minaccia dello spread era alle spalle, e che, salvo oscillazioni imprevedibili, non avrebbe ripreso a salire. Ieri ha chiuso a 409. Complimenti: nemmeno sulla Settimana Enigmistica.

Da quando si è insediato, il Presidente del Consiglio non fa che ripetere che lavora per evitare che l’Italia faccia la fine della Grecia. La Grecia, tuttavia, ha tentato di mettere i conti a posto rifacendosi sui redditi alti e ha varato misure effettive per la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. In Grecia esiste un reddito minimo, pari a poco meno di 900 euro al mese, che non è stato toccato dalla tassazione; in Italia al massimo esiste la pensione minima e l’introduzione dell’IMU, l’aumento delle accise sul carburante e via dicendo coinvolgono anche i ceti più poveri. In Grecia sono state introdotte misure che permettono di incrociare i dati di banche, cliniche private, assicurazioni e via dicendo per combattere corruzione ed evasione fiscale; in Italia abbiamo visto una serie di misure cervellotiche ed inutili, oltre ovviamente ai blitz della Guardia di Finanza che vanno in prima pagina sui giornali, ma che senza un radicale cambiamento della legislazione – ad esempio una forte riduzione della “dose personale” di evasione, oggi a 103000 euro, al di sotto della quale non è possibile spedire in galera il furbone, o magari un allungamento dei tempi di prescrizione – si risolveranno in un recupero trascurabile. Tant’è che la Grecia si è pure risentita del paragone.

A Monti è anche riuscito di pontificare sui suicidi dovuti alla crisi, arrivando a sostenere che in Italia non sono stati poi tanti, comparati agli oltre 1700 della Grecia. Una dichiarazione che, se fosse stata fatta da qualcun altro – senza arrivare a Berlusconi – avrebbe scatenato un giustificatissimo coro di sdegno e delle proteste vibranti e francamente sacrosante. Per non parlare del fatto che davvero mi riesce difficile immaginare qualcuno di diverso da Berlusconi, Gasparri e Brunetta sortire con un’assurdità di tale portata.

Inoltre il premier ragiona come un economista del diciassettesimo secolo: favorire i licenziamenti per introdurre flessibilità ed aumentare l’occupazione. Un concetto letteralmente da studioso della rivoluzione industriale. Favorire i licenziamenti, in estrema sintesi, ha due conseguenze immediate: la prima, la delocalizzazione, verosimilmente all’estero, il che non comporta un aumento dell’occupazione, semmai il contrario; la seconda, l’abbassamento del costo del lavoro: in Italia gli stipendi sono tornati ai livelli del 1983, vogliamo abbassarli ancora? Tuttavia, secondo gli analisti economici neoclassici il lavoro è una merce come qualunque altra, quindi se costa meno se ne domanda di più: il concetto di saturazione è sconosciuto. Il tutto senza nemmeno citare che la crisi è stata scatenata, a livello sistemico, quindi al di là dell’esplosione della bolla speculativa, dal fatto che redditi da lavoro troppo bassi non sono stati in grado di sostenere la domanda (qualcuno ha detto legge di Say?).

Possibile che, siccome Monti ci ha permesso di liberarci di Berlusconi, non si possano sottolineare nemmeno le sue figure più imbarazzanti?

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