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Andrea Stramaccioni si è preso l’Inter.

È stato chiamato in una situazione tragica ma non seria per sostituire un Ranieri in piena labirintite da panico che, invece del turnover, decideva di volta in volta i colpevoli dei casini contingenti e metteva in campo la stessa formazione, anche dopo sconfitte imbarazzanti, per gruppi di partite consecutive; si è di conseguenza trovato nella necessità di coniugare le proprie idee di calcio con quello che c’era a disposizione – un materiale umano quantomeno disomogeneo, demotivato, triste e atleticamente morto – e con difetti tecnico-tattici da incubo.

Ha iniziato dai senatori: 443 con in campo Zanetti, Stankovic, Cambiasso e Forlan, più l’unico altro elemento capace di giocare da esterno, Zarate. Col Genoa, complice la reazione che tipicamente segue un cambio di allenatore, l’Inter ne ha fatti 5; ne ha anche subiti 4, ma 3 su rigore, di cui due inesistenti. Si è successivamente pareggiato a Cagliari e vinto un po’ stentando col Siena.

Poi, sempre con una formazione analoga, più il rientrante Alvarez, si è provato un modulo per inserire l’oramai pronto Sneijder: 4231, ancora con Zarate e il fantasma di Forlan, e partita tristissima a Firenze. Contro una Fiorentina che ieri ha comunque vinto a Roma, quindi un pareggio che forse non va valutato così male. E 8 punti in 4 partite non si vedevano da tempo.

Ieri trasferta ad Udine: Sneijder in campo dal primo minuto, Zanetti out per infortunio e 4321 con centrali Lucio e Ranocchia, Stankovic davanti alla difesa, Guarin e Cambiasso interni e Alvarez (all’inizio, di una sufficienza irritante) accanto all’olandese dietro a Milito. Partenza moscia, vaccata eptupla e gol dell’1-0. Momenti di spaesamento e rischio subire il secondo. Poi la reazione, brillante, cattiva ed efficacissima: prima ha pareggiato Sneijder, con un tiro non irresistibile, aiutato da un rimbalzo assurdo e da un’indecisione di Handanovic; quindi il terzetto Alvarez-Milito-Sneijder ha confezionato un gol strepitoso; infine, ben prima dell’intervallo, il lentissimo Alvarez, la pippa Alvarez, è partito in contropiede da solo, ha puntato l’uomo, l’ha rincoglionito e, di destro, ha messo il terzo.

La squadra ha rallentato ed è andata in affanno, ma, per probabilmente la prima volta quest’anno, anche sulle ginocchia ha tenuto col sangue agli occhi fino al novant(asei)esimo, con Lucio e Ranocchia, protetti da un centrocampo decente e aggressivo, mediamente concentrati e, salvo su qualche cross, efficaci. Stramaccioni prima ha tolto Alvarez per Obi, ma inserendolo al suo posto, dietro Milito, per avere un uomo fresco che corresse, guadagnasse metri e facesse respirare chi era dietro; poi ha inserito Poli per Sneijder, per avere più forza di contenimento. Nel frattempo Milito ha accusato un indurimento ed è uscito, sostituito da Zarate.

Già, l’indurimento. Nel secondo tempo, con Zanetti fortunatamente out e mentre Cambiasso dirigeva il traffico, Guarin e Maicon hanno perso lucidità, Stankovic boccheggiava, Lucio si è toccato la coscia e Milito ha chiesto il cambio. Lo sapevamo tutti tranne quelli che non lo volevano vedere: la grande massa over 30 ha potuto giocare 90 minuti ogni tre giorni solo facendo allenamenti soft, altrimenti, come l’anno scorso con Benitez, sarebbero cominciati i guai muscolari. Adesso la squadra dura di più, ed infatti abbiamo già dovuto sostituire Zanetti a Firenze e Milito ad Udine, mentre Lucio ieri alla fine ha retto. Mancano poche partite e non si gioca così spesso, quindi non ci si aspetta l’ecatombe, ma speriamo che chi deve prendere le decisioni non ci veda meno di chi guarda le partite da casa.

E da casa alcune cose si vedono benissimo: una è che Stramaccioni si è preso l’Inter e sa cosa farci. Facciamolo lavorare.

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