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Scarlett Thomas - il nostro tragico universoScoprii Scarlett Thomas qualche anno fa, quando acquistai “Che fine ha fatto mr. Y” spinto più dalla curiosità per la copertina che da quanto scritto sul risvolto della medesima. Mi piacque moltissimo: da allora, ho comprato tutti i suoi romanzi pubblicati in italiano, tranne, al momento, l’ultimo, “Il giro più pazzo del mondo”.

C’è da sottolineare preliminarmente come, in Italia, chi legge i suoi libri in ordine di uscita può essere facilmente colto da labirintite: dopo due romanzi maturi, il già citato “Mr. Y” e “Pop Co.”, ancorché molto diversi, con riferimenti ai poteri della mente umana ed alla storia del pensiero e della scienza, è uscito “L’isola dei segreti”, un libro molto più naif, la cui idea di base sembrava uno scopiazzamento di “Lost”; in seguito, un nuovo libro maturo che riprendeva di striscio le tematiche dei primi due, poi di altro un romanzo del tutto differente. Il problema è che, originariamente, “The end of mr. Y” è uscito nel 2006, “Pop Co.” nel 2004, “Bright your things” (in Italia “L’isola dei segreti”) nel 2001, “Our tragic universe” nel 2010 e “Going out” (in Italia “Il giro più pazzo del mondo”) nel 2002. Labirintite perfettamente giustificata.

“Il nostro tragico universo” è dunque l’ultimo libro scritto da Scarlett Thomas.

L’autrice, come in altri suoi precedenti lavori, prende una serie di temi di cui intende parlare, anche molto diversi tra loro, e costruisce un romanzo per farlo. In quest’opera la narrazione è intrisa di metaletteratura, tra l’altro elevata al quadrato, visto che parla di una scrittrice per adolescenti, che intende realizzare un suo romanzo con standard elevati e decide di impostarlo come un quaderno in cui ne descrive la stesura. Compaiono pertanto svariati e preziosissimi riferimenti alle tecniche di scrittura, a partire dalla “Poetica” di Aristotele e dai meccanismi delle tragedie greche, per finire con la scrittura creativa ed i moderni romanzi di genere. Siccome tuttavia la Thomas non è pazza e sa benissimo che non è il caso di svelare troppo esplicitamente il dietro le quinte, tutto è lasciato un po’ in sospeso, senza approfondire troppo. Ma chi vuole capisce.

Il romanzo è di conseguenza apparentemente sprovvisto di una trama vera e propria, intesa come struttura con introduzione, sviluppo e finale. In realtà la storia c’è, ed è pure chiara, una volta che si sia capito il problema che la protagonista deve risolvere. In questo senso l’argomento centrale sono i legami, quelli veri ed importanti, e quelli che invece imprigionano le persone. In particolare, le relazioni familiari e le quelle di coppia che si trascinano molto dopo la fine di una fase costruttiva vengono spietatamente inserite in questo secondo tipo, mentre i rapporti basati su un do ut des emotivamente non automatico, come alcuni tipi di amicizia profonda, ed altri semplicemente fondati su simpatia e buona volontà, sono presentati come essenziali e funzionali per la crescita individuale.

Potrebbe sembrare un discorso semplicistico ed ingenuo, ma c’è davvero molto di più. La protagonista è sempre alla ricerca di qualcuno a cui possa effettivamente parlare di sé, e che possa a sua volta arricchirla, non di qualcuno che sia fisicamente presente. Contemporaneamente, la Thomas evidenzia la difficoltà nel mantenere indefinitamente relazioni con qualcuno scelto su basi non interamente razionali, o addirittura non scelto affatto, mostrando ad esempio la prigionia a cui costringe una convivenza di coppia ridotta ad aspetti meramente pratici, come il contratto d’affitto e il potersi permettere delle spese. L’indipendenza e l’autodeterminazione, anche a scapito degli altri, sono concetti che emergono come punti di riferimento solari ed imprescindibili.

Messa così, potrebbe sembrare che il libro sia amaro. In realtà non lo è: la positività della consapevolezza prende largamente il sopravvento. Inoltre gli aspetti metaletterari ed una serie di frammenti divulgativi, che coprono un’infinità di campi, dalla storia dell’Inghilterra meridionale all’effetto placebo, sempre con cognizione ed originalità, si impongono a loro volta, e si ha dunque la sensazione di avere accesso alla mente di una persona colta, intelligente e continuamente pronta a far funzionare il cervello, i cui pensieri vagano dove gli eventi la portano in modo stimolante, divertendo, incuriosendo ed arricchendo il lettore.

Si capisce che secondo me Scarlett Thomas è un genio?

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