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Magistrato in quel di Bari, Gianrico Carofiglio nei primi anni del decennio passato ha iniziato a pubblicare romanzi con protagonista Guido Guerrieri, avvocato barese per bene, nato nella prima metà degli anni sessanta, colto, solitario, cinefilo, amante della musica, sarcastico con tendenze al cinismo, abituato, da buon uomo di legge, ad attribuire un elevato valore a moralità ed etica in teoria, molto meno in pratica.

I suoi libri raccontano il mondo del diritto penale italiano. Un John Grisham nostrano; o forse un Montalbano dei tribunali. Probabilmente entrambe le cose: l’ambientazione è infatti prettamente giuridica, ma lo sviluppo della trama, fatto di astuzie, amicizie, piccole illegalità, tempi biblici e cialtroni di varia natura, il tutto presentato con un linguaggio realistico e divertente, rappresenta la realtà del nostro paese in modo non dissimile da quello proposto da Camilleri.

In “Ragionevoli dubbi” l’avvocato Guerrieri si trova incaricato dalla bellissima moglie di un suo conterraneo della sua medesima generazione, con un passato di militanza attiva nell’estrema destra pugliese, di tirare fuori il marito, in un processo di appello, da una situazione apparentemente disperata: tornando da una vacanza a Montenegro con la famiglia, l’uomo è stato fermato dalla Finanza, che gli ha trovato nell’auto 40 kg di cocaina purissima; per evitare guai alla famiglia, egli ha inizialmente confessato. Successivamente è stato contattato da un oscuro avvocato di Roma che, ventilando imprecisati contatti giusti, ha promesso di prendersi cura della vicenda, salvo non abbozzare nessuna linea difensiva e perdere il processo di primo grado in modo spettacolare.

Il nostro si trova a dover partorire una difesa, basandosi solo sulla parola del suo cliente – del quale oltretutto non si fida per via dei suoi trascorsi – che sostiene la sua totale estraneità alla faccenda, del suo intuito e sulla sua rete di conoscenze, in primis un poliziotto e qualche collega sparso per l’Italia, che per aiutarlo sono costretti a concedere qualche strappo al loro codice deontologico, quando non proprio alla legge. Il tutto mentre lui personalmente, con un senso etico di altissimo profilo, ci prova come un liceale con la moglie dell’imputato, che, ovviamente, non può sottrarsi alle avances, anzi, invece di andare a vedere, rilancia.

Il libro si focalizza dunque sulla preparazione e sulla conduzione del processo di appello, e sull’immancabile tresca tra i due protagonisti. E, mentre su questo secondo punto non c’è nulla di particolarmente originale, eccettuata forse la pungente ironia con cui l’io narrante tratta sé stesso, per quello che riguarda gli aspetti processuali la ciccia c’è, e non è poca. Abituati come siamo a vedere riprodotti, per iscritto come in video, i processi nei lindi tribunali americani, un libro del genere è utile, prezioso e quasi didattico, mentre Carofiglio è abilissimo a dare sempre una sintetica ed efficace spiegazione di qualunque tecnicismo.

Al lettore vengono dunque presentate le aule fatiscenti, i collegi giudicanti composti da giudici oberati di lavoro e spesso molto annoiati, i pubblici ministeri che si passano i casi, con tutto ciò che questo comporta, i giudici che si ritirano in camera di consiglio per deliberare su qualunque aspetto controverso, i continui rinvii, la necessità di trattare svariate cause, spesso molto diverse tra loro, in sequenza, a volte a discapito di quelle considerate meno importanti. Il meccanismo di preparazione, dibattimento e giudizio viene illustrato e spiegato con molta attenzione. Vengono affrontati di passaggio anche argomenti come la detenzione carceraria ed i rapporti tra le figure coinvolte, forze dell’ordine, magistratura e avvocati. Per ragioni verosimilmente funzionali, l’autore sceglie di non affondare troppo i colpi: dopotutto si tratta di un romanzo, non di un libro di denuncia. Meritano infine una menzione specifica le eterogenee citazioni musicali, letterarie e cinematografiche, da appassionato vero.

Al netto di un approccio alla narrazione un po’ naif, una lettura gradevole e molto interessante. Un libro di livello.

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