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Una mia amica, che lavorava alla SNAI da semplice impiegata, un annetto fa mi raccontò quanto segue: nella sua agenzia erano tutti perfettamente consci di quali eventi sportivi, con particolare riferimento alle partite di calcio, fossero a forte sospetto di avere un risultato aggiustato sottobanco. Questo perché il picchetto che gestiva localmente il giro delle scommesse clandestine, un personaggio apparentemente ben noto a chiunque nell’ambiente, in queste circostanze si recava in agenzia a piazzare delle puntate di copertura, con quote che evidentemente glielo permettevano, essendo ovviamente diverse da quelle che giravano tra chi aveva informazioni non disponibili sui giornali.

È notizia di questi giorni che il premier Mario Monti, schifato dallo squallore a cui stiamo assistendo (a proposito: ma Prandelli non vendeva la propria figura come un moralizzatore? Che cosa c’è di morale nel mandare a casa Destro e Ranocchia e portarsi all’Europeo il discutibile e tutt’altro che imprescindibile Bonucci? Buffon terrà la fascia da capitano, vero?) ha esternato la boutade di fermare il calcio per tre anni e ripulirlo. Intendiamoci, concettualmente non è nemmeno un discorso insensato, soprattutto perché magari gli italiani comincerebbero ad interessarsi a problemi più seri; il problema è che già a guardarla così è una chiacchiera da bar. Ancora peggio se si pensa con un attimo di raziocinio al pulpito da cui è stata pronunciata.

Monti è uno che viene considerato un tecnico e, oltretutto, ha qualche saltuaria mania di onnipotenza: si rende conto anche del ruolo istituzionale che ricopre, o è semplicemente convinto di essere il protagonista di “Una settimana da Dio”?

Cominciamo dall’ovvio: il calcio dà lavoro, in Italia, a qualcosa come mezzo milione di persone, più tutto l’indotto, rappresenta da solo mezzo punto percentuale del PIL e fornisce allo stato una montagna di soldi sotto forma di tasse, quelle pagate da calciatori milionari (tra i pochi a pagarle, tra l’altro, non fosse altro che perché sono mediamente più fessi e meno protetti del tipico riccone italico) e quelle derivanti, guarda un po’, dalle scommesse. È sicuro Mario Monti di voler chiudere il carrozzone anche solo a tempo? Ma poi in che misura chiuderlo? Tutto, dalla serie A alle scuole calcio, o solo quello che finisce sui giornali assieme agli scandali su sanità, pensioni, tangenti e via dicendo? Lo sa cosa succede nelle partite delle serie inferiori, o si preoccupa solo di chi va in prima pagina?

Tutto questo non puzza terribilmente di populismo sconfortante?

Ma passiamo al punto della questione: Mario Monti non è un privato cittadino che esprime disagio di fronte ad una serie di porcherie oggettivamente impresentabili (a proposito, gli juventini si sono già organizzati: è colpa dell’Inter, che, delusa dal sesto posto, ha organizzato una nuova montatura, dopo Calciopoli, tramite lo sponsor del “pentito” Carobbio): è il capo di un governo sostenuto in parlamento da una maggioranza bulgara. Ritiene che il mondo del calcio abbia bisogno di una bella ripulita? Si metta al lavoro e gliela dia!

Il ciclismo viene infamato da praticanti e tifosi di qualsiasi altro sport per via dell’esorbitante numero di atleti che risultano positivi ai controlli antidoping. La realtà è che questo avviene perché l’Unione Ciclistica Internazionale quelli che barano li cerca e, quando li trova, li punisce. Paolo Savoldelli, rimasto pressoché l’unico sopravvissuto di livello alle perquisizioni ed ai controlli del 2001, ha vinto più Giri d’Italia di Marco Pantani, e nessuno si sogna di dire che si tratta di giri di cartone. Allo stesso modo nessuno – se non in parte l’interessato – considera finto o figlio di un complotto il Tour de France 2010 nella bacheca di Andy Schleck.

Le magagne vanno semplicemente cercate in modo serio e punite in modo altrettanto serio – anche con il sostegno delle istituzioni esterne e magari di interventi legislativi specifici. E il punto deve essere tenuto, indipendentemente dalle conseguenze di breve periodo: l’Andrea Agnelli di turno, che mette in discussione 6 anni di sentenze a qualsiasi livello tutte nella stessa direzione, violando qualunque tipo di codice etico e di clausola compromissoria, deve essere zittito, deferito e sanzionato, non blandito e coccolato. È inutile illudersi che un mondo in cui girano cifre astronomiche di soldi e ventenni milionari a stento collegati con la realtà sia impermeabile a criminalità ed avidità perché “è uno sport” e dovrebbe ispirarsi ad ideali elevati. Lo sa la mia amica, da dove iniziare a rendere il rapporto costi/benefici svantaggioso per i cialtroni. Possibile che nessun altro, a nessun livello, dal Presidente del Consiglio ai carabinieri, abbia le stesse informazioni?

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