Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Recentemente con alcuni amici ho avuto una conversazione a proposito dei lettori di e-book. Eravamo in 6: 3 felici possessori di Kindle, il lettore commercializzato da Amazon, 2 non possessori ma pronti ad essere convertiti (in effetti entrambi l’hanno ordinato pochi giorni dopo) ed uno scettico. Io.

Non voglio entrare nel merito degli aspetti notoriamente problematici, come l’assurda vicenda della rimozione dagli account utente di un libro messo a disposizione senza il permesso dei titolari del diritto d’autore – come se la Righteous Babe mi entrasse dentro casa per prelevare la mia copia di “90-97” di Ani Difranco perché non avrei dovuto poterla acquistare – se non per segnalare l’ironia legata al fatto che l’opera coinvolta fosse “1984” di George Orwell. Preferisco concentrarmi su un aspetto diverso: la digitalizzazione di un tipo di prodotto comporta l’inevitabile passaggio alla circolazione di copie pirata ed allo scambio peer-to-peer del materiale, che ha effetti prevedibili – quantunque sopravvalutati e strumentalizzati da chi utilizza la situazione per lamentarsi, coprire la propria inettitudine nell’adeguarsi al mercato e proporsi come unica soluzione al problema – sulle vendite: è già successo con musica e cinema.

Tuttavia ci sono parecchie differenze tra il mercato, diciamo così, audiovisivo e quello editoriale.

Cominciamo col sottolineare che è quantomeno assurdo che all’acquisto di un libro in formato cartaceo non corrisponda la possibilità di scaricarne gratuitamente la copia digitale: una procedura che per i principali canali di distribuzione (da Amazon a Feltrinelli) sarebbe facilissima da implementare utilizzando dei codici associati agli scontrini fiscali. Altrettanto assurdo è che un libro in formato digitale costi, come ad esempio sul sito delle librerie Feltrinelli, grosso modo quanto quello fisico, quando non comprende i costi di carta, stampa, rilegatura e distribuzione. Ma qui siamo sempre allo stesso punto: meglio combattere la novità rendendo la vita impossibile a chi vuole usarla lecitamente che sfruttarla e perseguire seriamente l’abuso.

Passiamo però dall’altro lato, quello del fruitore.

Possedere un CD o un LP ha un’utilità compiuta solamente se lo si ascolta. Un disco non è qualcosa di pensato per assolvere la sua funzione con un singolo uso, e comprarne uno solamente per sentire com’è non ha nessun significato. Per questo è del tutto comprensibile chi scarica musica, anche illegalmente, per farsi un’idea, e per questo il download a pagamento dovrebbe avere un prezzo compatibile con un approccio tipo “vediamo di che si tratta”. Un’intelligente promozione di quest’ultimo, inoltre, ridurrebbe i problemi legati ai costi di stampa, distribuzione ed immagazzinamento dei dischi, che comportano la soluzione dell’uscita dal catalogo di ciò che ci si aspetta non venda. Per questo sono in paziente – e molto poco fiduciosa – attesa che le case discografiche consentano agli utenti l’accesso, a prezzi ragionevoli, al loro archivio musicale in formato mp3 in qualità medio-alta (192/256 kbit/sec.). In questo modo ogni appassionato potrebbe andare a scovare dischi dimenticati dal mondo ma non da lui, invece di accontentarsi di quello che gli esperti di marketing decidono che può rimanere in commercio.

Discorso in parte analogo si può fare con i film: imporre, da parte del distributore, l’acquisto del DVD per la singola visione è sbagliato. Se compro un DVD vuol dire che sono interessato a rivederlo, a studiare delle scene, altrimenti mi sto solo mettendo dentro casa un oggetto che sta lì a prendere polvere. È dunque quantomeno altrettanto auspicabile che le case cinematografiche consentano l’accesso degli utenti ai loro archivi digitalizzati, per scaricare file divx di buona qualità (500/700 MB l’ora) nella lingua e con i sottotitoli richiesti.

Tuttavia i film, prima del passaggio al mercato degli home video, transitano per le sale cinematografiche, un’esperienza che per lo spettatore non è al momento simulabile tramite pirateria, il che garantisce al produttore e al distributore degli introiti significativi. Allo stesso modo, chi fa musica mantiene aperto un canale di incasso diverso dalle vendite di dischi, ossia i concerti, e sorvoliamo sul fatto che questi siano talvolta sfruttati in modo disperatamente cialtrone.

Ma i libri? Uno scrittore non ha, come tale, forme di introito diverse dalla vendita di copie delle sue opere. Un libro, inoltre, è qualcosa la cui fruizione è sì prolungata nel tempo, ma è tendenzialmente limitata ad un solo utilizzo. Quasi nessuno è in grado di elencare i film che ha visto più di una volta, mentre chiunque ricorda i romanzi che ha letto e riletto, perché di solito sono quelli che gli hanno cambiato la vita. Quindi una riduzione delle vendite editoriali dovuta alla pirateria, da un lato affligge un mercato che non ha, salvo eccezioni, altre forme di finanziamento, dall’altro rischia di avere effetti di un certo peso, perché solitamente il completamento della lettura di un romanzo comporta la sua messa in archivio, con scarse possibilità di ripescaggio: acquistare il prodotto dopo averne usufruito, ancorché illecitamente, ha un senso pressoché nullo; si tratterebbe di un senso di giustizia soggettivo o di necessità di possesso dell’oggetto. Pertanto, fermo restando che, come per dischi e film, attendiamo con scarsa fiducia l’accesso a prezzi ridotti agli archivi digitali delle case editrici, la circolazione indiscriminata di e-book pirata comporta un potenziale di danno piuttosto rilevante. A maggior ragione se si pensa che un film di un’ora e mezzo difficilmente occupa meno di 700 MB, una cartella di mp3 da 60 minuti pesa solitamente meno di 100 MB, mentre un ebook di 300 pagine pesa al massimo qualche MB, il che comporta una facilità di circolazione davvero impressionante.

Infine, consideriamo quanto segue: un prodotto discografico è solitamente uguale, o comunque fruibile senza differenze di sorta, in qualunque parte del mondo. Un film no, perché c’è la barriera della lingua: in Italia si ricorre al doppiaggio, altrove ci si limita a sottotitolare, ma comunque il prodotto non è identico nei vari paesi – tanto è vero che in Italia a volte qualche grande film non sappiamo nemmeno che esiste; al di là delle capacità di comprensione della lingua in cui sono riportati originariamente i dialoghi, comunque, un film non è solo la sceneggiatura, essendo formato da fotografia, effetti visivi, regia, recitazione e colonna sonora, tutte cose indipendenti dal paese e dalla lingua di distribuzione, che possono essere apprezzate facilmente con un lavoro di sottotitolatura anche non impeccabile. Un libro, invece, consta solamente della parte scritta. Le procedure di adattamento e traduzione sono fondamentali per la sua fruizione, perché i lettori davvero in grado di cogliere le sfumature più sottili in qualche lingua straniera non sono poi molti. Una significativa riduzione degli introiti dovuti alle vendite in conseguenza della circolazione di copie pirata può avere come effetto collaterale una ancora più stringente selezione dei titoli stranieri su cui investire tempo e persone.

Sicuri di voler correre il rischio? Io no, e per ora il Kindle non me lo compro.

Annunci