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Camille Saint-Saëns è stato un compositore francese, vissuto tra la seconda metà del’Ottocento ed i primi anni del Novecento, che, nel corso della sua carriera, ha attraversato tutte le fasi dal giovane innovatore, capace di scandalizzare il pubblico con la sua “Danza macabra”, a vecchio conservatore, spettatore stizzito alla prima della “Sagra della primavera” di Stravinskij.

“Il carnevale degli animali”, composto intorno al 1886, e mai pubblicato dall’autore, verosimilmente perché un’opera così apertamente scherzosa ed umoristica avrebbe incrinato la sua fama di musicista serioso e compito è un qualcosa che trascende il concetto di composizione musicale per arrivare tranquillamente al genio, attraverso delle intuizioni sublimi ed una comicità sorprendente e strepitosa. Comicità tanto più singolare se si considera che prescinde completamente dall’uso di immagini e parole, fatto salvo quello necessario all’indicazione dei titoli dei singoli pezzi in cui è suddiviso, a volte tra l’altro del tutto superflui.

Si tratta di una suite in 14 brani, che tratteggiano le personalità di 11 diversi abitanti del regno animale, con l’aggiunta di un breve paragrafo dedicato ai fossili, di un interludio chiamato “Pianisti” e del finale riepilogativo. I pezzi sono talvolta semplici pennellate onomatopeiche, talvolta brevi composizioni musicali compiute, che oscillano, sempre in modo giocoso ed ironico, tra lo spassoso ed il poetico senza soluzione di continuità. La strumentazione è con due pianoforti ed orchestra ad organico ridotto.

Ascoltiamo dunque, dopo una breve introduzione che accompagna nella giusta atmosfera, una marcia brillante e canzonatoria (per piano solista ed archi) per il re della foresta. Passiamo in seguito alle galline che razzolano e cantano, magnificamente rappresentate, quasi imitate, da archi (senza bassi), piano e clarino. Successivamente, due pianoforti eseguono una selva di note che tratteggiano la corsa di animali selvatici, con lunghi lampi lungo le ottave. Ecco poi una rappresentazione della tartaruga, riflessiva e maestosa, dipinta con grande efficacia dagli archi, con toni bassi, e piano d’accompagnamento. Si viene poi condotti ad una rappresentazione (per bassi e piano) dell’elefante, lento e pesante. Il piano passa in seguito a tratteggiare i salti del canguro in uno dei pezzi in cui l’onomatopea – in questo caso di un’immagine in movimento, non di un suono – raggiunge livelli superbi. C’è poi l’acquario, musicato assieme da archi (senza bassi) e solisti, in un modo tuttora considerato una linea guida per qualunque accompagnamento di filmati girati sott’acqua. Ecco quindi due violini, soli sulla scena, immortalare i “personaggi dalle lunghe orecchie”, imitandone spietatamente ed in modo incredibilmente realistico il raglio. Un clarino svetta poi nella rappresentazione del cuculo, che duetta e duella con una foresta – due pianoforti – che progressivamente lo sovrasta e lo ingloba quasi irridendolo. Successivamente viene dipinta la voliera, attraverso un’altra felicissima onomatopea – realizzata principalmente dal faluto con archi e piano – che descrive gli uccelli ed il loro sbattere le ali. Dopo l’interludio dedicato ai pianisti, lo xilofono ed il pianoforte, con archi e clarino, suonano un’improvvisa e pimpante sveglia raffigurando i fossili, che sembrano divertirsi parecchio. Compare infine sulla scena il cigno (per due pianoforti e violoncello), bello, solenne e malinconico.

Chiude l’opera un breve e splendido finale, in cui, oltre a comparire un divertente e melodicamente gradevolissimo tema originale, si intrecciano diverse delle onomatopee utilizzate nelle singole raffigurazioni, compresi i ragli ed il canto delle galline, che, in un brano musicale completamente orchestrato, acquisiscono un senso diverso, compiuto, che trascende i pur eccezionali aspetti comici che emergono nei singoli pezzi, in modo quasi didattico per chi vuole capire.

Che dire? Genio puro!

Unica postilla: l’interpretazione può talvolta risultare poco efficace, in quanto troppo orientata al cazzeggio. Meglio una direzione compassata – come ad esempio quella dei video riportati qua sotto, di Charles Dutoit: anche il comico riesce meglio se viene affrontato seriamente.



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