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Sabato pomeriggio Maria Sharapova è diventata la sesta tennista dell’era open (e la decima in assoluto) a conquistare il cosiddetto Career Grand Slam: i quattro tornei del Grande Slam nel corso dell’intera carriera. Dopo Wimbledon nel 2004, a soli 17 anni, dopo Flushing Meadows nel 2006, dopo l’Australian Open nel 2008, è arrivato l’agognato trionfo al Roland Garros.

Gli aspetti singolari sono dunque due. Il primo è che al momento di completare il Career Grand Slam Masha ha vinto una sola volta tutti e 4 i tornei: la Sharapova non è, né sarà mai, un fenomeno come Steffi Graf – Grande Slam a 19 anni, 22 trionfi in totale – o Martina Navratilova – Career Grand Slam in 5 anni, 18 trionfi in totale di cui 9 a Wimbledon; è una lottatrice, una guerriera, che attacca, attacca e ancora attacca, che devasta tutto quello che si muove col suo strapotere fisico e caratteriale, con le sue urla sempre più forti e con la sua personalità.

Il secondo è che la chiusura del ciclo è avvenuta ben 8 anni dopo la sua apertura. In mezzo, un’operazione alla spalla, una discesa fino alle posizioni di fondo della top 20 e una carriera che si pensava diretta verso la fine. Invece, eccola lì, ancora al vertice, finale in Australia e vittoria a Parigi: una con una forza di carattere mostruosa, altro che la pin-up viziata che molti dipingono. Un Career Grand Slam che discende da abnegazione, personalità, lavoro e capacità di sfruttare le occasioni.

E, in tutto ciò, 8 anni dopo il primo Wimbledon, Masha è anche tornata al numero 1 della classifica WTA. Mica poco, insomma.

Ok: ho spiegato abbastanza? Posso caricare una serie di immagini senza essere considerato un cialtrone troppo pessimo?

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