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Blue ValentineGrandissimo ed amarissimo film del 2010 di Derek Cianfrance, con Ryan Gosling e Michelle Williams: un altro che, se non fosse per la mia cotta per quest’ultima, non mi sarebbe mai capitato di vedere, soprattutto considerando che, anche a discapito dei numerosi premi vinti raccolti in giro per i festival cinematografici, in Italia non è stato distribuito. Insomma, al di là della mia sbandata di tipo adolescenziale, mi ritrovo a provare per la Williams anche una certa gratitudine, perché il volerla seguire continua a farmi guardare dei bei film: un caso senza speranza.

La miglior sintesi di questa pellicola è il suo titolo: valentina triste (no, il minuscolo non è un errore). Vengono presentati in parallelo la nascita di un amore tra due giovani, abbagliati da un colpo di fulmine, e la loro vita dopo alcuni anni di matrimonio, quando un rapporto nato su basi interamente emotive, e come tali poco solide, e portato avanti in tutta fretta anche a causa di eventi meramente contingenti, si dirige inesorabilmente verso la dissoluzione, e rimane in piedi solo come risposta a problemi pratici, ad esempio la figlia dei due protagonisti.

Il grande merito del film, almeno dal mio punto di vista, è quello di presentare semplicemente il prima ed il dopo, senza cercare di narrare la catena di esperienze, verosimilmente triviali e singolarmente non necessarie alla narrazione, che conduce la giovane coppia innamorata e felice, pronta a sacrifici ed adattamenti, a trasformarsi in quella stanca e rassegnata, una situazione da cui non si vede una via d’uscita. Allo stesso modo l’opera non cerca di attribuire responsabilità: quello che emerge, con una certa dose di realismo, è che certe cose succedono e basta.

Si osservano due persone – una cresciuta senza la madre, fuggita dal tetto domestico dopo pochi anni, l’altra vissuta in una casa piena di liti e recriminazioni – comportarsi in modo diverso e complessivamente speculare al vissuto di fronte alla crisi: la prima lotta per mantenere vivo il rapporto, non volendo arrendersi a separarsi come avevano fatto i suoi genitori, ma non riuscendo ad andare oltre a delle misure banali ed inefficaci; la seconda si arrende all’evidenza in modo totale e disincantato, mettendo su un impenetrabile meccanismo di autodifesa. Sarà scontato, ma è verosimile. Vengono dunque presentate delle scene brillanti, con dialoghi frizzanti e coinvolgenti, nelle sezioni che raffigurano il passato corteggiamento tra i due, mentre in quelle riferite al presente si hanno davanti due individui che non riescono a terminare una conversazione senza infilare qualche stilettata volta a ferire l’altro in maniera profonda ed apparentemente gratuita, e che naufragano parallelamente ma separatamente, uno provando disperatamente a nuotare, senza costrutto e quando oramai è troppo tardi, l’altro chiamandosi fuori e rassegnandosi.

Il film ha un ritmo compassato e potrebbe facilmente essere considerato lento. Tuttavia questo consente alla sceneggiatura ed alla regia di indugiare dettagliatamente sull’ambito emotivo in cui i protagonisti si muovono, che, proprio perché complessivamente comune, necessita di essere dipinto con precisione, per evitare una trattazione superficiale. Regia, dialoghi, fotografia, ambientazione – in Pennsylvania, all’ombra della grande città: viene menzionata Brooklyn ed una scena ha come sfondo lo skyline di Manhattan – e recitazione rendono l’opera pregevole ed incredibilmente realistica.

Non si tratta di uno di quei lavori in cui lo spettatore si dilania di fronte a qualche grande tragedia, ma uno di quelli in cui l’amarezza si alterna ad un sottile disagio od imbarazzo, perché lo spettatore vi riconosce il dramma quotidiano delle persone comuni, magari addirittura il proprio, o quello di persone a lui vicine. Il tutto senza artifici retorici o narrativi per abbellirlo o glorificarlo.

Un film eccezionale, ma bisogna davvero essere disposti a guardarlo.

Per quello che mi riguarda, è stato comunque addolcito dalla presenza, qui addirittura in delle scene di nudo, di Michelle Williams. Con il piccolo problema che, per me, è inconcepibile uno che la tratta male o che non si sforza abbastanza di capirla. Il rischio poteva essere addirittura quello di fraintendere il discorso di fondo del film, attribuendo delle responsabilità dove il regista non suggeriva di farlo. Forse non sono pessimo come sembro, dopotutto.

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