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Oggi è il primo agosto. Come tale, l’ATAC, la meravigliosa azienda che eroga il servizio del trasporto pubblico a Roma, ha introdotto non l’orario estivo, bensì la soppressione parziale del servizio.

Il luogo dove abito e quello in cui lavoro sono collegati da una certa quantità di linee, a cui va sommato un pezzo di circa 800 metri da fare a piedi. Le linee, per la precisione, all’andata sono 3 (il 490, il 495 e l’89; il 491, come ottimo antipasto, è stato temporaneamente eliminato), al ritorno 4 (le stesse più il 61, che mi porta sempre vicino a casa, ma compiendo un percorso diverso, più lungo, arzigogolato e trafficato, e fermando in un’altra strada).

L’altro ieri mattina, lunedì, ho atteso 12 minuti alla fermata di partenza. Dal momento che quando ci sono arrivato c’era già una trentina di persone in attesa, si può presumere che non passasse nulla da qualche minuto, considerando quantomeno improbabile un riversamento in massa improvviso. Diciamo (approssimando per difetto in modo sostanziale) che il nulla cosmico fosse in vigore da 4 minuti. Ignoro per il momento la linea 89, che non ferma esattamente nello stesso posto: 16 minuti di attesa senza che passi nemmeno un mezzo di due linee diverse significa che, in media, ognuna di esse passa ogni 32 minuti. Al dodicesimo minuto è passato un 89, quindi tecnicamente la stima del tempo di attesa effettivo è impossibile, dal momento che l’attesa non era, al momento della chiusura della rilevazione, effettivamente terminata.

Includendo l’89 nella computazione, considerando che la zona tra le due fermate dove attende chi può prenderli entrambi era tutt’altro che vuota al mio arrivo, abbiamo, su 3 linee, un autobus passato in 15 minuti (i 12 minuti di attesa più 3 minuti di stima dal passaggio dall’ultimo precedente): in media, fa un mezzo ogni 45 minuti per linea.

Passiamo al ritorno. La fermata in corrispondenza della quale la mattina scendo dall’autobus ed il pomeriggio vi salgo è quella di piazzale Flaminio. Oltre alle 4 linee citate (sempre con la già di per sé vergognosa esclusione del 491 per momentanea soppressione), vi transitano, provenendo da via Giambattista Vico, altre 3 linee: il 160 (che vi ferma), il 926 ed il 628 (che invece si dirigono verso via Maria Luisa di Savoia). Durante 13 minuti di attesa sono passati un 160 e un 61. Due mezzi in 13 minuti su 7 linee fa, in media, un mezzo ogni 46 minuti per linea.

Vediamo ieri mattina: all’andata, 14 minuti di attesa (sempre con la fermata raggiunta già affollata, quindi è inverosimile che fosse appena passato qualcosa) durante i quali è passato un 490 pieno come l’aeroporto dell’Urbe quando ci suonarono gli U2, poi è arrivato un 89. Aggiungendo 4 minuti (verosimilmente pochi) all’attesa effettiva, si hanno 2 mezzi su 3 linee in 18 minuti: fa, in media, un mezzo ogni 27 minuti per linea, dei quali uno non in grado di accogliere tutti gli astanti. Al ritorno ho scelto un percorso alternativo che prevedeva di prendere un mezzo elettrico, il 117, al capolinea (ci ha messo un po’, ma alla fine è partito, strapieno) ed una granita da Ciuri Ciuri a via Leonina.

Stamattina invece sono incredibilmente transitati due 490 in pochi minuti. Al primo non sono nemmeno riuscito ad avvicinarmi – il che indica probabilmente un precedente tempo d’attesa significativo – mentre il secondo era solo pieno. Del 495 non ho notizie dalla settimana scorsa: mai visto in un totale di circa 42 minuti di attesa complessiva. Al ritorno ho deciso di servirmi della metropolitana. La quale, visto che apparentemente funziona in modo discreto, tra una decina di giorni verrà chiusa tra Termini e Ottaviano e sostituita da mezzi di superficie. Sarà interessante scoprire il livello di comfort nel passaggio da un treno che marcia sottoterra a degli autobus che si muovono nel traffico.

Dal che la domanda: ma chi prende certe decisioni all’ATAC è convinto di essere fermo agli anni Settanta, quando l’intera popolazione romana spariva per l’intero mese di agosto in vacanza? Qualcuno potrebbe gentilmente spiegare a questi signori che non è così? O magari che a Roma, in quanto polo turistico, non è proprio intelligente ridurre il trasporto pubblico durante la cosiddetta alta stagione?

O questi signori sono tutti in ferie?

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