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tumblr_macpfgeGV61rd0q1lo1_r1_500Viktoria Komova ha concluso all’ottavo, ed ultimo, posto la gara della trave, la sua ultima fatica olimpica. Una volta di più, nell’occasione della finale, ha dato prova di quello che è il suo carattere.

Era la settima atleta in programma, immediatamente dopo la Douglas, quella che le era arrivata davanti nell’all around scatenando la sua disperazione. I giudici ci hanno messo parecchio ad assegnare il punteggio all’americana e Vika, nel frattempo, era accanto alla trave che saltava nervosamente sul posto per mantenere caldi i muscoli, ed esibiva un’aria terrorizzata, come se avrebbe preferito trovarsi in una miniera di sale piuttosto che lì.

Ha iniziato l’esercizio e, al primo salto, ha perso l’equilibrio. Poi 30 secondi senza sbavature, con un paio di salti che sono stati salutati da altrettante ovazioni del pubblico e dall’apprezzamento dei commentatori. Quindi, a seguito di un movimento apparentemente più semplice, ha perso un piede ed è caduta dalla trave. Il suo viso mentre cadeva potrebbe assurgere ad immagine definitoria del concetto di “rassegnazione consapevole”.

È risalita, ma a quel punto aveva perso concentrazione, voglia, stimoli e interesse, infatti è finita per terra anche durante l’uscita – quando si è lasciata andare senza lottare per rimanere in piedi. Se ne è andata con lo sguardo a terra, si è sistemata su una sedia e ha iniziato a guardare in basso con aria atterrita. Quando le è stato assegnato il punteggio non ha fatto una piega, non si è nemmeno voltata, come se la cosa non la riguardasse. Ha poi alzato lo sguardo e respirato profondamente, lasciando intravedere gli occhi lucidi, ed è tornata a concentrarsi sul pavimento.

Poverina.

Mentre la Komova eseguiva l’esercizio, la commentatrice della televisione spagnola sottolineava come fosse un’atleta troppo emotiva, incapace di godersi il momento e paralizzata dai nervi. Sembrava quasi un commento irridente, come se lei stessa non sia la prima ad esserne consapevole, ed a sapere quanto questo rappresenti un problema, per lei come ginnasta e come essere umano.

Quindi, ancora, forza Viktoria! Anche se adesso immagino come deve sentirsi delusa, che vorrebbe morire, due argenti olimpici, a proposito di uno dei quali ho letto anche di appassionati americani convinti che l’oro avrebbe dovuto vincerlo lei al posto della Douglas, sono davvero tanta roba. E ci aggiorniamo alla prossima – che non sarà alle olimpiadi di Rio De Janeiro, perché una tizia che la vive così orribilmente male voglio tenerla d’occhio, voglio sapere come se la cava, non semplicemente una volta ogni 4 anni.

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