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Lo scrivo adesso, prima che il Nobel per la letteratura venga assegnato e dopo aver scoperto che i bookmaker lo danno come favorito per il premio.

Ho letto 4 libri di Murakami Haruki: nell’ordine, “Norwegian wood”, “After dark”, “Kafka sulla spiaggia” e “La ragazza dello Sputnik”. Prevedo di leggerne altri, da “L’uccello che girava le viti del mondo” a “1Q84” quando sarà disponibile in forma completa in edizione più o meno economica. Non voglio entrare nel merito delle singole opere, ma si tratta sempre e comunque di romanzi interessanti, e a loro modo grandi. Tutti hanno più livelli di lettura, tutti hanno un loro perché specifico e catturano l’attenzione e le riflessioni del lettore. In nessun caso la lettura è un’esperienza fine a sé stessa, che si conclude nel momento in cui si mette il libro da parte.

Le tematiche affrontate sono diverse. Pur essendo in linea di massima libri basati sul concetto di formazione, l’approccio è sempre differente e le atmosfere che ne conseguono li rendono singolari e coinvolgenti. Dal romanzo di formazione strutturato a tutti gli effetti alla prosa surreale ed onirica, la crescita e la presa di coscienza dei personaggi è un argomento ricorrente, affrontato con delicatezza, profondità e rispetto.

Una prosa elegante e sottile, a volte quasi ingenua, alleggerisce la narrazione, che risulta scorrevole e digeribile, che si tratti di un’avventura amorosa dai risvolti complicati o di seguire le elucubrazioni di un ritardato mentale con un compito ultraterreno, di una ragazza in stato semi-vegetativo o delle conseguenze di un suicidio – affrontato, con piglio tipicamente giapponese, come una scelta e non come qualcosa di troppo grande od incomprensibile.

Personalmente, considero “Norwegian wood” ed “After dark” due dei libri più belli che ho letto negli ultimi anni, il primo per la sua magnifica narrazione della crescita quotidiana di un giovane giapponese e per la sua capacità di rendere poetici anche gli aspetti più sordidi, il secondo per la sua atmosfera onirica nella raffigurazione di una notte travagliata, con l’inserimento di elementi surreali inaspettati e spiazzanti. Di conseguenza, ritengo Murakami uno degli scrittori più brillanti, interessanti ed originali che abbia mai letto, ma non solo: trovo nella sua brillantezza e nella sua originalità qualcosa di elevato, che, pur narrandolo, supera il quotidiano ed il contingente per affrontare temi trascendenti e profondi, evitando tra l’altro di seppellirli sotto metafore fumose o pretestuose.

Un aneddoto: quando nel 2004 lessi per la prima volta Mario Vargas Llosa (“Conversación en la catedral”), rimasi colpito dall’approccio alle tematiche narrate e dalla grandezza del libro, ed opinai che, se quello era lo standard delle cose che scriveva, era uno da Nobel; dopo aver letto altri suoi romanzi mi rafforzai nella mia opinione. Per questo fui molto contento del riconoscimento assegnatogli nel 2010. Da un annetto dico lo stesso di Murakami: ora vediamo che succede.

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