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Riporto una notizia di qualche tempo fa.

The EU’s European Commission has confirmed that it intends to force Luxembourg and France to raise the VAT rate applied to e-books, giving both countries just 30 days to comply or risk being taken to the European Court of Justice.

Both countries unilaterally dropped their rates at the beginning of this year in order to equalize the tax charged on printed books with that imposed on digital books. But the moves meant e-booksellers located in Luxembourg, including Amazon, Kobo, Barnes & Noble and Bilbary, could enjoy a tax advantage over e-booksellers, such as Waterstones, located in the UK, where VAT on e-books remains at 20%.

Considerazione preliminare: perché imporre il rialzo dell’IVA ai paesi virtuosi invece del viceversa? Ma come, non eravamo (parlo dell’Unione Europea, non di me) per la concorrenza e l’abbattimento dei costi sempre e comunque? 15 anni fa non fu Joseph Stiglitz, ma nientemeno che Walter Veltroni a sottolineare il ridicolo del pagare il 4% di IVA se si acquista una copia cartacea della Divina Commedia, e pagare il 20% acquistandola in CD-Rom – oltretutto risparmiando carta, ma sorvoliamo.

Qualche tempo fa sottolineavo come l’offerta inefficiente ed i prezzi relativamente elevati degli e-book ne limitassero la diffusione, alimentando di fatto il download illecito, come già avvenuto per musica, film e serie tv. Il libro è già di per sé un oggetto che si presta, tra l’altro le biblioteche non sono precisamente un’invenzione recente, incoraggiare la circolazione indiscriminata anche dei libri in formato elettronico vendendoli poco, male e a prezzi elevati non mi pare un’idea particolarmente intelligente.

Ma veniamo al merito della questione. Pare che l’Unione Europea si sia accorta di un paio di cose: primo, che le tasse fanno parte della concorrenza; secondo, che oggetti immateriali come gli e-book scavalcano le frontiere senza che nessuno possa farci niente. Ora, è chiaro che la mossa della UE è stata fatta principalmente per combattere le irresistibili tendenze monopolistiche di Amazon, che ha sede in Lussemburgo e già pratica una politica dei prezzi insostenibile per qualunque concorrente su scala nazionale; tuttavia è incoraggiante sapere che qualcuno si rende conto che, in un mercato aperto e privo di barriere, il fisco è un elemento in grado di drogare il commercio. Adesso attendiamo con tanta pazienza che se ne renda conto anche quel “tecnico” di Mario Monti, che per tenere in equilibrio i conti, oltretutto in un paese in recessione e con grossi problemi di competitività, ha aumentato l’imposizione fiscale, IVA compresa. Oramai gli e-shopper non sono più una nicchia, anzi somigliano più ad una massa: se voglio risparmiare sulle tasse nell’acquisto di un disco, un libro, un regolabarba o un orologio, lo ordino su internet, pagandole nel paese dal quale l’oggetto mi viene spedito, od in cui ha sede la società che me lo spedisce. Con grandi vantaggi per le imprese che producono e distribuiscono sul territorio e per le casse dello stato italiano; che d’altra parte sta tentando di truffarmi, quindi non si vede perché dovrei dargli i miei soldi.

Secondo punto interessante: per quanto l’intervento in questo caso sia concettualmente sbagliato, è incoraggiante sapere che c’è chi si è reso conto che la concorrenza non si fa solo abbattendo i costi, ma anche imponendo di tenerli superiori a certe soglie a chi vuole conquistare un mercato. In un’economia globale, il dumping dei cinesi sul costo del lavoro non si combatte abbattendo i diritti dei lavoratori nei paesi virtuosi, ma imponendo alla Cina il rispetto dei diritti umani se vogliono commerciare con chi li rispetta. Anche in questo caso, aspettiamo fiduciosi che il “tecnico” Mario Monti riesca a sua volta a realizzare una cosa del genere, lui che, nel paese con il prelievo fiscale più alto della UE, farnetica di insostenibilità dei costi della sanità pubblica – mentre in Francia, Germania o Danimarca si pagano meno tasse ma il sistema funziona molto meglio.

Attenderemo a lungo, vero?

Non sarebbe molto meglio un organismo sovranazionale, come l’Unione Europea, l’OCSE o il WTO, che, invece di vincoli finanziari sulla pelle dei cittadini, imponesse degli standard minimi di diritti umani e servizi alla persona, poi sul mercato si gioca la partita della produzione e, invece del più cialtrone, vince il più efficiente?

Naaa: all’Italia non sarebbe concesso nemmeno di tentare di avvicinarcisi.

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