Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

Christophe Honoré è un regista francese che sa fare bene due cose: raccontare con grande partecipazione ed intelligenza le reazioni umane di fronte alla perdita e rappresentare magnificamente Parigi senza ricorso alle panoramiche classiche delle sue attrattive, con colori grigi ed autunnali, che ben si adattano al pathos delle sue opere.

Questo film, come molti altri di Honoré, è un film musicale, in cui le canzoni utilizzate, nel complesso una quindicina, interpretate dai personaggi principali, hanno la specifica funzione di esplicitare e mostrare i loro sentimenti. Un molto francese ménage à trois si spezza quando la giovane Julie (Ludivine Sagnier splendida come sempre) si accascia al suolo durante una serata col suo fidanzato Ismaël (Louis Garrel, più o meno il feticcio del regista) per non risvegliarsi più, sconvolgendo la vita delle persone attorno a lei. L’imprevedibilità, la gratuità e la crudeltà della scomparsa della ragazza creano una situazione virtualmente inaffrontabile, all’interno della quale nessuno sa come reagire.

Ognuno combatte il dolore a modo suo. La famiglia è paralizzata dalla disperazione, e si aggrappa ad Ismaël quasi per impedire che anche l’ultimo brandello di Julie svanisca per sempre. La sorella maggiore di Julie (Chiara Mastroianni), tuttavia, non vede come questo possa rappresentare una via d’uscita, e cerca prima di stabilire un rapporto con lui su basi razionali, per poi, dopo una lucida e magnifica conversazione su una panchina nel ciore della notte, allontanarlo di colpo. Lui è completamente disorientato e, dopo una furiosa negazione, accetta passivamente il ruolo al quale lo vogliono destinato i genitori di Julie, mentre a sua volta cerca di fermare il processo di distacco tentando con poca convinzione di mantenere viva la relazione con la terza figura del ménage, a sua volta incapace di razionalizzare, per poi iniziare lentamente a convivere con il dolore e cadere tra le braccia dell’unica persona che sembra concentrarsi su quello che prova, invece che sul proprio legame affettivo con la vittima – un liceale triste ed insistente.

Il tutto si volge tra il decimo “arrondissement” di Parigi ed alcune strade nelle vicinanze di Place de la Bastille. Con l’eccezione dell’obelisco al centro della piazza, nessuna attrattiva turistica della capitale francese entra nelle inquadrature: niente paraculaggine, niente cartoline promozionali, niente banali speculazioni su luoghi superbi ma che possono distrarre. La città è tardo autunnale, fredda e bigia, ed è bellissima come contorno alla storia, sia per lo splendore delle immagini, sia per l’accompagnamento emotivo alla narrazione, scene musicali comprese.

L’approccio del regista è di per sé singolare. I frammenti musicali, da un lato quasi stridono con il pathos drammatico ed intenso, dall’altro riescono invece a dipingere in un modo complessivamente originale i sentimenti dei protagonisti. È il caso, ad esempio, del frenetico cantare la morte di Julie (usando il singolare codice della polizia francese per indicare una persona deceduta, ci ho messo un po’ a capirne il significato), col quale Ismaël cerca di rendere irreale qualcosa che non intende accettare, o della musica struggente con la quale la stessa Julie, in una poetica scena notturna, lo rimprovera di aver atteso tanto per visitare la sua tomba (“Pourquoi viens tu si tard”?) una scena triste e bellissima, quasi catartica.

Mi rendo conto che questi aspetti stile musical possano scoraggiare, ma davvero vale la pena di vedere questo film, per la serrata e preziosa catena di ritratti umani che agiscono ed interagiscono di fronte ad un lutto devastante, paralizzante, e cercano la loro strada verso l’accettazione, consapevoli che un passo del genere è in sé lacerante, perché implica l’addio ad una persona cara.

Che dire? Un film terribilmente francese, e i francesi i film li sanno fare.

Annunci