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Adesso, mi raccomando, tutti a scandalizzarci – giustamente, tra l’altro – perché l’ennesimo campione di ciclismo si è rivelato un bluff, un truffatore, un baro.

Lance Armstrong è arrivato a questa uscita pubblica dopo una serie di processi per doping che in Italia avrebbero fatto gridare al complotto ed alla persecuzione chiunque; il tutto col megafono di mass media servi e vergognosi, sempre pronti a difendere l’eroe cialtrone di turno, perché la colpa non è mai di chi imbroglia, ma sempre di chi scopre l’imbroglio. Eventualmente alcune timide critiche possono ricadere su qualche ladruncolo, ma non perché ha rubato, no: perché si è fatto beccare. Magari Armstrong dalle nostre parti sarebbe entrato il politica per avere uno scranno più potente dal quale gridare che il sistema ce l’aveva con lui e che lui era una povera vittima di poteri più forti. Altro che confessare in una delle trasmissioni televisive più seguite del paese.

La realtà è che nel ciclismo i miti cadono perché c’è qualcuno che, pur scontrandosi con tutte le difficoltà e con l’omertà del caso, il doping lo cerca, sovente lo trova, e di solito agisce di conseguenza.

Nel calcio, ad esempio, l’ex vice di Carraro – l’uomo che ignorò consapevolmente le relazioni su calciopoli fino a quando non divennero pubbliche – è stato appena rieletto alla presidenza della FIGC con percentuali che avrebbero fatto impallidire la Bulgaria comunista, al grido di “continuità nel cambiamento” (non è uno scherzo, l’ha detto il “riformatore” Lotito); Andrea Agnelli, dopo qualcosa come venticinque sentenze sfavorevoli in non so più quanti gradi di giudizio e quanti tribunali diversi, straparla di riavere gli scudetti tolti alla Juventus per illecito sportivo; i procuratori di giovani prospetti italiani come Lodi e Bellomo sono i figli di Luciano Moggi e di Marcello Lippi.

Il tutto mentre lo stesso Luciano Moggi, condannato in primo grado per associazione a delinquere, viene candidato alla Camera dei Deputati dalla figlia di Bettino Craxi.

E il problema sarebbe Lance Armstrong. E lo sport finto sarebbe il ciclismo. Beata ipocrisia!

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