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In Italia c’è la campagna elettorale: questa non è una novità, in Italia c’è campagna elettorale 12 mesi l’anno, solo che in questo periodo è peggio perché si avvicinano le elezioni. Ora, l’Italia, economicamente parlando, è un paziente in terapia intensiva con una quantità enorme di sintomi contraddittori ed una varietà spaventosa di infezioni e malattie; verrebbe semplice asserire che anche il dottor House si darebbe malato per non tentare di analizzarne il quadro clinico, ma non è questo il punto. Il punto qui è quello che fa il corpo per combattere le infezioni.

In questa metafora, i vari schieramenti politici sono dei candidati ad assumere il controllo del cervello per decidere come combattere dall’interno la situazione. Sempre sperando che il dottor House si muova – solo che il dottor House è la UE, e allora stiamo freschi.

Assumiamo, mi rendo conto che non è facile, che Berlusconi non intenda tornare al governo per fini personali come, a mero titolo esemplificativo, evitare una ridicola condanna nel processo Ruby. Assumiamo anche che quello che dice sullo spread e sulla congiuntura economica sia qualcosa di più che mera propaganda e costituisca le basi di una sorta di ricetta che lui intenderebbe mettere in pratica una volta eletto. Come si chiama questo costrutto? Ah, sì, programma elettorale.

La ricetta di Berlusconi è semplice: da solo non posso fare niente, perché il corpo non è in grado di produrre gli anticorpi necessari, quindi quello che voglio fare è parlare col medico per convincerlo a cambiare la terapia. Ora, tutti conosciamo la cocciutaggine del dottor House – ecco, quella dell’Unione Europea è peggio. Quindi quello che propone Berlusconi sono interventi interni di tipo puramente palliativo – ad esempio pompare adrenalina per sentire meno dolore e sperare in una reazione su base interamente emotiva – e, in caso, probabilissimo, di fallimento, morire serenamente perché tanto non è colpa nostra. Aggiungiamo che quando Berlusconi assume il controllo del cervello il dottor House e il suo team si sganasciano dalle risate, e otteniamo il quadro desolante che si prospetta in caso di vittoria del PDL. Sono 20 anni che B. coccola il più primordiale degli istinti italici – quello di scaricare la responsabilità sugli altri. Adesso ha solo cambiato bersaglio.

Monti, al di là del populismo elettorale e delle minacce, propone – attenzione, ché non è male – di produrre meno anticorpi (sì, rappresentano la spesa pubblica). Siccome il corpo ne produce troppi e soprattutto li utilizza male, la sua proposta è ridurre drasticamente le difese immunitarie nella convinzione che questo porterà il corpo a reagire, per poi redistribuirle con una maggiore efficienza. Nella sua testa da indottrinato questo nel medio periodo garantisce un miglioramento strutturale. Il tutto mentre lui, con una credibilità davvero incomprensibile, comunica con fare rassicurante al dottor House che va tutto bene, che così si uscirà dalla crisi. Al di là di scontate considerazioni sull’inutilità di pensare al medio periodo se il corpo nel breve muore, indebolire il sistema immunitario in un corpo malato è uno sproposito sesquipedale da qualunque lato lo si guardi, perché il peggioramento che induce può concretamente essere strutturale e non contingente – quindi, di fatto, può peggiorare le cose in modo permanente – e soprattutto non si vede come poi il corpo dovrebbe reagire da solo. Per fortuna sua e sfortuna dell’Italia, tuttavia, nessuno all’interno dello schieramento che lo sostiene sa niente di economia politica né ha interesse ad affossarlo, quindi Monti passa anche per uno competente.

Il programma del PD non si capisce: stando alle tentennanti dichiarazioni di Bersani, l’agenda dei democratici sarebbe quella di Monti più qualcosa. Se quel “qualcosa” fosse ispirato ad un principio di sinistra, sarebbe un intervento contro-ciclico di stampo keynesiano (ad esempio un aumento della spesa pubblica), secondo un approccio che non è complementare alle misure monetariste di Monti, ma diametralmente opposto. Attendiamo fiduciosi che qualcuno si assuma la responsabilità di dichiarare qualcosa e scatenare la solita, stucchevole faida interna. Come si vede, non solo il paziente ha problemi di personalità multiple: una delle sue personalità è a sua volta multipla.

Vendola, al netto di grossi limiti sui metodi e al di là di criticità in altri campi, tira come può perché il qualcosa in più rispetto all’agenda Monti sia appunto una politica espansiva (da vedere fatta come e a vantaggio di chi, poi), e spera che Bersani non dia seguito alla minaccia di allearsi con il “professore”, perché altrimenti il “più qualcosa” diventa molto facilmente il solito dolorosissimo esame rettale. Difficile nel complesso ignorare la sensazione che il centro-sinistra non sappia bene di cosa parli.

Ingroia e Di Pietro – al di là di questioni di correttezza istituzionale, legittime, ma che caso strano vengono sollevate solo quando si parla del magistrato siciliano – hanno una teoria singolare, che ha tuttavia il merito di essere una teoria: la condizione primaria del morituro è una malattia auto-immune (che, son tutti d’accordo, fa effettivamentre parte del problema, tutti promettono di affrontarla, poi nessuno lo fa mai), in cui il corpo attacca sé stesso con criminalità organizzata, sprechi ed evasione fiscale. Va da sé che sconfiggere la malattia auto-immune comporterebbe un miglioramento significativo, ma i punti critici sono due: primo, combattendo una malattia auto-immune dall’interno il corpo si ribella ed impedisce che la battaglia abbia successo; secondo, la malattia auto-immune può anche essere il problema principale, ma combattere una battaglia difficilissima senza dedicare troppa attenzione agli altri problemi rischia di paralizzare la situazione.

Quello che vuole fare Grillo si capisce ancora meno del PD: in linea di massima è d’accordo con Ingroia e Di Pietro sulla causa auto-immune, solo che lui vuole azzerare tutto, compreso l’intero sistema immunitario, cosa che magari non è sbagliata ideologicamente, ma in pratica ha un costo potenzialmente insostenibile – basta un raffreddore e si finisce al Creatore. Grillo sostiene che il corpo, così com’è, è troppo danneggiato dalla malattia per poter essere guarito senza compiere interventi molto radicali, solo che schifa qualunque coordinamento, dall’interno e dall’esterno, per migliorare la situazione: una sindrome da padreterno che abbiamo già visto, così come abbiamo già visto la teoria che è sempre colpa degli altri: che ce l’hanno pure, non fraintendiamo, ma questo non elimina i problemi. Inoltre, il M5S propugna una serie di ricette economiche per lo più confuse – alcune di stampo monetarista, altre apertamente in polemica col monetarismo – ed una serie di interventi in altri ambiti – mobilità, energia, tecnologie – che non danno nessuna garanzia di successo.

E quindi? E quindi, boh?!?

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