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Chiedere conto oggi a Stramaccioni dell’impresentabile prestazione di ieri col Siena non ha senso. Non ha senso per una serie di motivi.

Il primo è che in settimana sono arrivati tre giocatori nuovi in ruoli solo parzialmente coperti, che devono essere inseriti nella logica di squadra dell’Inter: ieri Kuzmanovic ha offerto una prestazione discreta, Kovacic ha fatto vedere dei buoni numeri e Schelotto è naufragato, ma bocciarli o promuoverli dopo un solo match, che tra l’altro non ha niente da invidiare all’affondamento dell’Andrea Doria, è assurdo.

Il secondo è che i nuovi arrivi vanno a muovere equilibri delicati: due sono giocatori che possono giocare come centrocampisti centrali e come mezze ali, che vanno dunque a ricoprire ruoli nei quali l’intoccabilità di alcuni senatori è sempre stata garantita in nome dell’assenza di alternative. Il terzo è un laterale destro, ma è meno preoccupante perché il livello dovrebbe essere quello di un rincalzo. Non è un caso che ieri circolassero voci relative ad un Cambiasso stizzito per la situazione, addirittura ad un infortunio diplomatico – che magari non sono vere, ma senza dubbio sono verosimili. Trovare, imporre degli equilibri diversi, più sbilanciati a favore di chi fa la formazione piuttosto che di chi parla a filo diretto col presidente e stabilisce gli equilibri di spogliatoio, è una questione complessa che certo non si risolve in due giorni. Senza l’appoggio incondizionato della dirigenza, è possibile che non si risolva e basta.

Il terzo è la storia recente dell’Inter – diciamo quella dal 1995 ad oggi. 18 anni di proprietà Moratti in cui sulla panchina nerazzurra si sono succeduti, fatti salvi gli allenatori interinali messi lì per tappare qualche momentaneo buco in attesa della firma di un sostituto, Bianchi, Hodgson, Simoni, Lucescu, Lippi, Tardelli, Cuper, Zaccheroni, Mancini, Mourinho, Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni: 15 tecnici in 18 anni.

Con due eccezioni (e mezza) ognuno di questi ha attraversato le seguenti fasi: innamoramento, luna di miele, primi scricchiolii, destabilizzazione, crisi, svacco, licenziamento. Solo due allenatori, che si sono comunque trovati ad operare in una situazione storica peculiare (il periodo di Calciopoli e la grande Inter messa su subito dopo), sono sopravvissuti: si tratta di Mancini, per il quale – va detto – la luna di miele è stata lunga e che ad ogni modo è sempre riuscito ad evitare il tracollo, e Mourinho, che aveva due spalle grosse come un armadio, due palle ancora più grosse ed è riuscito a trasmettere tutto questo alla squadra – attributi e capacità che lo rendono uno dei migliori allenatori del mondo.

Gli altri hanno finito tutti per sbracare, compreso Cuper, che ha come Mancini usufruito di una luna di miele lunga, mentre Leonardo ha pensato bene di sparire quando ha cominciato a sentire gli spifferi. Fanno 13 allenatori bruciati in 13 anni, tutti nello stesso modo e seguendo gli stessi passi, uno dopo l’altro. Ora tocca a Stramaccioni, che ieri ha subito una sconfitta ridicola e si è prodotto nelle tipiche dichiarazioni di chi non sa più che fare e, soprattutto, ne ha le palle piene. Ora prendiamocela tutti con lui ed entusiasmiamoci per l’arrivo di Blanc – o di chicchessia – fingendo di credere che con lui le cose saranno diverse.

Parafrasando Kennedy, Moratti non deve chiedersi cosa Stramaccioni possa fare per l’Inter e per evitare di crollare, ma cosa lui deve fare per Stramaccioni, per evitare che crolli. E parlo di sollevarlo dalle pressioni, di metterlo nelle condizioni di lavorare con tutta la serenità che c’era dieci mesi fa, di porsi obiettivi sportivi seri di brevissimo periodo senza badare troppo ai singoli risultati, di smettere di dire e far girare l’idea che “terzo posto o morte”, di non dare alla stampa amica l’indicazione di ventilare i nomi del possibile sostituto, di mandare personalmente affanculo chi dimostra poca elasticità nell’accettare le scelte di tecnico e società o di appoggiare in toto il tecnico quando è costretto ad alzare la voce, di dare mandato di iniziare a costruire la squadra per gli anni venturi e non sulla base di esigenze meramente contingenti. Io non ho molta fiducia che lo faccia, ma non si sa mai: magari Sting aveva torto quando diceva che “history will teach us nothing”.

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