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I complottisti sono incredibili. Al di là di teorie di cospirazione a proposito delle dimissioni di Benedetto XVI, magari sostenibili e realistiche, ma il giorno stesso dell’evento quantomeno fumose, girano in rete opinioni che la foto di san Pietro colpito da un fulmine potrebbe essere un tarocco.

Fulmine su san Pietro

Ora, non sono in grado di asserire con assoluta certezza che non lo sia, quello che posso dire è che ne dubito fortemente. Analizziamo le circostanze. Ieri per la prima volta nella storia moderna della chiesa cattolica, un papa in carica ha rinunciato al mandato: è quantomeno verosimile che grosso modo chiunque si occupi di diffondere notizie abbia spedito sul posto corrispondenti ed inviati, per raccogliere notizie, voci ed opinioni per strada, e che reporter di vario tipo, anche free lance, si trovassero in zona.

Tecnicamente, la foto in sé non ha nulla di sorprendente, soprattutto considerando che è stata fatta al buio: con poca luce, infatti, e non potendo usare il flash per via della distanza del soggetto (il flash oltre pochi metri è inutile), per ottenere una foto nitida e non sgranata è necessario poggiare la macchina da qualche parte – solitamente si usa un cavalletto – ed utilizzare un tempo di esposizione molto elevato, dell’ordine di parecchi secondi, in alcune circostanze anche minuti (l’utilizzo di tempi più lunghi risponde talvolta anche a ragioni diverse, ad esempio annullare completamente l’eventuale presenza di soggetti in movimento, come le persone, o far risultare le stelle come linee invece che come punti). Se durante questo tempo cade un fulmine, essendo quest’ultimo molto luminoso in confronto all’ambiente circostanze, viene immortalato nella fotografia.

Se si vuole fotografare un fulmine basta mettersi col cavalletto in campo aperto (a Roma, tipicamente, sul Pincio o sul Gianicolo) durante un temporale notturno, rivolgere la macchina in modo da inquadrare alcune grosse antenne o edifici muniti di parafulmine  e scattare in sequenza foto con tempo d’esposizione tra i 30 ed i 60 secondi: prima o poi uno lo si prende. È anche possibile che durante il tempo di esposizione ne cada, e se ne catturi, più di uno.

Ieri pomeriggio a Roma si è scatenato un forte temporale; la cupola di san Pietro è l’edificio più alto della zona del Borgo e di Prati, e ha installato in cima un parafulmine: non è poi così inverosimile che un fulmine l’abbia colpita, e che in quel momento ci fosse almeno un fotografo con l’otturatore aperto rivolto verso la basilica. In realtà, ce n’erano almeno due, visto che gira una seconda foto presa da un’angolazione leggermente diversa.

Un ulteriore aspetto di singolarità riguarda una foto che circola in cui il duomo di Milano viene colpito da un fulmine che ha la stessa forma di quello sopra san Pietro. Peccato che sia proprio quell’immagine ad essere spudoratamente finta: la foto originale originale, senza fulmine, si può trovare su Wikipedia alla pagina del duomo di Milano.

Qualcuno potrebbe obiettare che questo tarocco sia stato fatto per mostrare come sarebbe stato facile modificare la foto originaria. Ora, chiunque può vedere le foto in questione: quella del Duomo col fulmine è tecnicamente molto approssimativa, il cielo è sgranato, troppo chiaro e l’effetto di riverbero che lo rende blu è platealmente finto – infatti nell’originale il cielo è nero. Nella foto di san Pietro, invece, il cielo è blu anche per una serie di questioni tecniche molto precise: in primo luogo, ad esempio, la scarsa illuminazione della basilica ha costretto il fotografo a far entrare molta luce diffusa, il che ha comportato lo schiarimento del cielo ed un’immagine generalmente scura e con scarso contrasto; inoltre, il cielo è così chiaro anche per via del riverbero delle luci sulle gocce di pioggia che cadono, e l’intensità della pioggia è evidentissima nella foto di san Pietro, che risulta di conseguenza poco nitida e caratterizzata da altri effetti di riflesso, come gli esagoni luminosi in prossimità delle fonti di luce sul lato destro – aspetti che caratterizzano anche la seconda foto di san Pietro e mancano nella foto milanese, che è un tarocco approssimativo e stupido.

Quindi, forse, confezionare un’immagine finta e perfettamente verosimile con Photoshop non è poi così facile.

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