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Jess Rothenberg - Storia catastrofica di te e di meQualche tempo fa mi trovavo su un treno diretto a Milano e la mia vicina di posto ha posato sul tavolino questo libro in edizione Einaudi Stile Libero, che, per via della copertina e del titolo, ha immediatamente attirato la mia attenzione. Le cose sono peggiorate quando ho adocchiato il retro di copertina, in cui si diceva che la protagonista era morta col cuore spezzato a metà quando il suo ragazzo le aveva confessato di non amarla più, e che questo era solo l’inizio della storia. Ho pensato di chiedere lumi alla mia vicina, poi ho visto che, prendendolo, si dirigeva verso la pagina iniziale, ed ho soprasseduto.

Qualche giorno dopo, in un periodo di “saldi” al 25%, l’ho comunque acquistato. Dopodiché, temendo che si trattasse di una cosa per adolescenti, l’ho ignorato per un po’. Mi è ricapitato in mano qualche tempo fa e, un sabato pomeriggio, ho deciso di iniziarlo; domenica sera alle otto l’ho finito dopo averlo letteralmente divorato.

Cominciamo col dire perché questo libro può essere considerato poco interessante e tranquillamente ignorato.

Una ragazza che muore e parla dall’aldilà fa immediatamente pensare ad “Amabili resti” di Alice Sebold; il plot successivo, che consiste delle sue difficoltà di adattamento alla nuova vita, o più precisamente alla morte, ricordano invece le vicende della protagonista della serie televisiva “Dead like me” (incluse le 5 fasi psicologiche della morte – negazione, rabbia, trattativa, depressione, accettazione – che, ironicamente, si presentano anche quando si è già morti); nel frattempo alcuni dettagli, come la difficoltà nell’interagire da puro spirito con quanto appartiene al mondo dei vivi, rimandano ad alcuni aspetti del film “Ghost”. Tutto questo ovviamente mal si sposa con chi cerca compulsivamente qualcosa di nuovo, di sorprendente, di inaspettato, di “folle” o fuori schema: qualcosa insomma di amabilmente imbellettato dentro una solida apparenza di brillante originalità, in cui si concentra l’attenzione dell’utenza su meri aspetti funzionali molto ben studiati, mentre si propone sempre lo stesso ammasso di melma privo di qualunque utilità espressiva e comunicativa.

Inoltre buona parte del libro è scritto con l’ausilio di un gergo adolescenziale che a volte può anche risultare divertente, ma per lo più è irritante. Topos e trucchi da scrittura creativa ci sono e si vedono, a volte si rischia di sapere con pagine di anticipo dove una determinata traccia stia andando a parare. Alcuni momenti in cui è difficile evitare il groppo alla gola e le lacrime agli occhi sono dati da scene un po’ forzate, semplicemente volte alla ricerca dell’effetto strappacore. La spiegazione di taluni aspetti fondanti dell’aldilà come viene presentato, che creano una parte dell’intreccio e determinano la sua risoluzione, sono spiegati in modo approssimativo, di modo che alla fine la comprensione di cosa sia veramente successo in qualche circostanza è demandata più all’interpretazione ed alla ricostruzione del lettore che non ad un’architettura precisa. Il romanzo infine scivola verso un lieto fine, in cui tutto si risolve e va a posto con un deus ex machina, che viene cercato un po’ troppo col lanternino, mentre, come dice una persona intelligente, il vero happy ending è che deglutisci ancora, hai ancora i capelli e ti siedi con Luke Skywalker, non che il mondo si piega ai tuoi desideri.

E allora perché leggerlo?

Perché è bello. Perché l’esperienza di lettura è travolgente. La storia è affascinante ed è portata avanti con dolcezza e brillantezza, e francamente chissenefrega che per più di un aspetto sia un già letto; il ritmo è perfetto, non c’è un solo momento in cui l’autrice si ferma ad ammirarsi; la scelta di una protagonista adolescente comporta da un lato scelte stilistiche discutibili e un approccio ingenuo, dall’altro una cristallizzazione dei sentimenti che li rende più puri e viscerali; la tristezza che si respira è una tristezza positiva, bella e armoniosa, non una tristezza fine a sé stessa o dilaniante; per circa 300 pagine ho seguito la vicenda con trasporto ed interesse, fermandomi qualche volta respirare un’atmosfera salubre e coinvolgente e riprendendo la corsa per cercare di capire dove l’autrice volesse condurmi. E qualche volta fa bene un finale glorioso e liberatorio, anche se è un po’ forzato.

Vale la pena.

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