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Annosa questione: come si zittisce un cialtrone che cambia versione a seconda della convenienza? José Mourinho, uno che comunicativamente è parecchi piani più in alto di più o meno chiunque lo circondi, ce l’ha spiegato prima della partita di Champions League col Galatasaray di mercoledì scorso: rinfacciandogli pubblicamente le sue parole passate. Una persona normale potrebbe forse opinare che si tratti di una buona strategia, ma le persone normali non fanno i giornalisti: infatti, prescindendo per un momento dal fatto che serve anche una basilare dotazione di palle per sputtanare uno che gode di adeguata ancorché ingiustificata potenza mediatica, nessuno lo fa. Solo Mourinho.

In Italia sembra di essere al 4 di luglio nel Midwest americano: fuochi artificiali in ogni dove. Come sovente accade, inoltre, di interessante non c’è tanto il contenuto delle parole in libertà di chi decide incautamente di accendere qualche miccia per verificare se riesce a suicidarsi o solo a rendersi ridicolo, quanto il vuoto pneumatico delle reazioni di chi sarebbe deputato a confutare.

Beppe Grillo, dopo un mese in cui ha imposto a chiunque gli graviti attorno l’utilizzo del distributore automatico di vaffanculo, ha dichiarato che se il PD fa un accordo col PdL la gente prende i bastoni. A suo onore va detto che ha omesso di specificare contro chi. Perché a me viene in mente un tizio, e soprattutto un partito che a lui fa capo, che il PD ha cercato in tutti i modi, prostituzione compresa, di convincere a votare la fiducia ad un governo di centro-sinistra, ottenendo una serie di rifiuti variopinti e sovente molto eleganti. Come si chiama questo personaggio? Ah, sì: Beppe Grillo. Il quale sarà anche vittima della stampa di regime, ma non mi pare abbia dovuto rispondere a questo genere di obiezioni.

Nel frattempo Matteo Renzi si è travestito da Massimo Catalano. Prima ha osato ventilare che la grottesca vicenda dei 10 saggi è una perdita di tempo (e siccome ha toccato un nervo scoperto si è beccato una piccata replica del Quirinale incentrata sul concetto di “come ti permetti?”), anche se in realtà bisognerebbe verificare se invece non si tratti di un sistema per guadagnarlo, il tempo, e lavorare in pace per un accordo che risulterà vergognoso, ma benedetto dal Presidente della Repubblica; poi si è prodotto in una mirabile sintesi del cul-de-sac in cui si è cacciato Bersani assieme a tutto l’establishment del PD, incapace di proporre una scaletta di riforme efficaci e di serie alternative a quello che avrebbe fatto se avesse vinto le elezioni: visto che Grillo non sa più come dirlo che la fiducia al governo non la vota, o si considera Berlusconi un elemento con cui si può dialogare, e allora lo si faccia, o no, e allora si prenda atto dello stallo, si elegga il successore di Napolitano il più in fretta possibile e si torni a votare.

Le reazioni sono state le più disparate. L’aspetto interessante tuttavia è che ne manca una: riconoscere che Renzi ha ragione. Soprattutto perché non ha scoperto il bosone di Higgs, quanto un’evidenza inconfutabile. Invece no, Renzi è il solito venduto, un inciucione (ah, lui?), Renzi rema contro, Renzi deve stare al suo posto, Renzi è uno stronzo, Renzi non capisce niente di politica, Renzi vuole l’accordo col PdL. Quest’utlimo punto in particolare ha suscitato una reazione curiosa: il sindaco di Firenze è stato costretto a ribadire che lui vorrebbe tornare al voto, quello che vuole l’accordo col PdL è Bersani. Al che abbiamo scoperto che Bersani qualcosa la vuole: francamente, non me ne ero accorto. Renzi ha anche aggiunto che Berlusconi considererebbe D’Alema e Bersani interlocutori più affidabili di lui, perché li conosce e ci interagisce da anni. Anche questo è ovvio, ma affermarlo pubblicamente è un’altra faccenda.

Nel frattempo, il sindaco di Firenze ha messo on line la lista dei finanziatori della sua campagna elettorale, e sono saltati fuori, come è ovvio, i nomi di finanzieri e banchieri. È seguito un assalto alla diligenza, da parte di chi non solo non ha mai fatto lo stesso, ma rifiuta anche concettualmente di considerare un passo del genere, anche perché chissà cosa si scoprirebbe. Ora, Renzi sostiene da anni l’abolizione del finanziamento pubblico, l’aumento della trasparenza, la riduzione del numero di parlamentari, una revisione radicale del sistema delle diarie e finanche degli iter legislativi. Scimmiotta Grillo? Probabilmente sì, ma finché è in suo potere lavora anche in tal senso. Bersani è stato costretto, palesemente obtorto collo, a balbettare qualcosa su questi argomenti prima in campagna elettorale, per evitare (oltretutto fallendo miseramente) che Grillo gli rubasse troppi voti, poi, dopo le elezioni, per tentare di convincere il M5S a votargli la fiducia.

Segue domanda: chi è più credibile?

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