Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

“Brunetta che giura da ministro? La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per poterlo mettere a livello, all’altezza della situazione. Oppure meglio una scaletta, così se la regola da sé” – Dario Fo, 26 aprile 2013.

Dario Fo, anni 87 e un cervello che magari lo avesse Napolitano, ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1997. Ora, io mi rendo conto che qualcuno può avere delle difficoltà ad interfacciarsi con chi ce l’ha evidentemente più grosso di lui su un argomento che rappresenta un po’ un nervo scoperto (il prestigio internazionale), figuriamoci poi cosa può succedere ai vassalli. Trovo però abbastanza indicative le reazioni che si sono sentite in giro.

Alfano, Cicchitto e tanti altri statisti di altissimo profilo umano, personale ed istituzionale hanno tuonato con la bava alla bocca la loro ira, arrivando a chiedere la revoca del Nobel – una cosa che non è stata fatta nemmeno per Simon Peres dopo la faccenda del muro – come se all’Accademia di Svezia importasse qualcosa delle dichiarazioni di un manipolo di guitti che appartengono alla classe dirigente di un paese ridicolo solo perché sanno inchinarsi bene. Quello che però segnala meglio il loro vero livello intellettuale e culturale è il contenuto delle prodi (si può dire prodi o nella neolingua è un vocabolo non contemplato?) sortite.

“Dichiarazioni spregevoli”, “volgarità razzistica”, “razzismo antropologico”. “La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per poterlo mettere a livello, all’altezza della situazione.” Certo, com’è possibile che ci siano dubbi? Dario Fo ha fatto satira sulla statura fisica di Brunetta. Il concetto di metafora, questo sconosciuto. O, più probabilmente, questo concetto che non si vuole far passare.

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Mentre il servo fa in modo che lo faccia e gli dice di azzannarlo.

Annunci