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La rapina perfettaQuando Mediaset trasmette la Champions League, la Rai si inchina e non propone nemmeno uno straccio di competizione per tentare di portare via pubblico, mentre nelle serate in cui il calcio europeo va in onda su Sky, è più che probabile trovare qualcosa. Ieri era martedì, ed il canale satellitare proponeva il fallito tentativo di rimonta del Real Madrid contro il Borussia Dortmund. La Rai rispondeva con ben due film moderni ed interessanti: “Notturno bus” su Rai Movie e “The bank job” su Rai 4. Avendo già visto da tempo l’ottimo film di Davide Marengo con la Mezzogiorno, Mastandrea e Pannofino, ho optato per la pellicola inglese. Che si è rivelata un filmone.

L’11 settembre 1971 una banca sita in Baker Street a Londra fu svaligiata penetrando nel caveau da un tunnel sotterraneo; sparirono i contenuti di centinaia di cassette di sicurezza, un bottino di milioni di sterline dell’epoca, eppure, nei giorni, mesi ed anni successivi, un silenzio inquietante avvolse la faccenda – in italiano si dice insabbiamento – nonostante dei rapinatori si conoscessero le voci, grazie ad un radioamatore che aveva intercettato le comunicazioni tra la squadra e il palo. Fin qui i fatti storici realmente accaduti e perfettamente noti. Il regista Roger Donaldson in questo film apre lo scenario alla fantapolitica, sviluppando come ricostruzione degli eventi una delle più accreditate teorie su quanto accaduto e fornendo al tutto una forma romanzata.

L’Inghilterra ha un problema: non riesce a far condannare Michael Abdul Malik, uno spacciatore che si atteggia a difensore dei neri inglesi col nome di Michael X, perché possiede potentissime armi di ricatto – le foto di un membro della famiglia reale (viene suggerito si tratti della principessa Margaret) in imbarazzanti attività sessuali. L’MI5 mette allora una donna ammanicata con la delinquenza londinese nelle condizioni di svaligiare la banca dove suppone che le foto siano custodite. Solo che nel caveau, oltre ai soldi, c’è davvero di tutto: foto scattate da una maîtresse che potrebbero risultare altrettanto problematiche per alcuni mebri dei vertici politici britannici, libri mastri con l’elenco dei poliziotti corrotti della città, cose del genere.

Lo sviluppo rimanda ai primi film di Guy Ritchie: nella prima parte del film la rapina viene imbastita ed effettuata, nella seconda si scatena un putiferio brutale e violento che punta verso un finale in cui le varie sottotrame convergono in modo quasi grottesco. La gestione del ritmo è esemplare, ed anche le parti più esplicitamente romanzate (come le questioni personali del capo della banda) si inseriscono alla perfezione senza appesantire o fuorviare il racconto. Londra di fatto non viene utilizzata, salvo per gli appuntamenti tra rapinatori ed MI5 nelle stazioni della Tube, tuttavia la fotografia urbana, il clima, il grigiore della metropoli sono eccezionali. Il film in pratica è un thriller, ma l’azione non prende mai il sopravvento e non distrae lo spettatore dalla vera posta in palio. Ovviamente, avendo visto il film sulla Rai, non sono in grado di esprimere un parere sensato sulla recitazione – se si esclude la considerazione che la parte visiva è molto ben inserita nel contesto. Il dppiaggio in compenso è quello che è: ottimo per alcuni attori, modesto per altri, ma in generale, come spesso accade, troppo impostato per il tipo di recitazione e di personaggi.

Una pellicola apparentemente di intrattenimento, ma che insegue molto altro: interessante, intelligente e orientata anche a raccontare una storia che magari non è vera, ma serve a tratteggiare certe dinamiche di potere. Da un certo punto di vista, mi ha ricordato “Inside man” di Spike Lee. Roba di livello.

Per non parlare della Rai che trasmette due ottime opere cinematografiche la stessa sera. Fosse sempre così…

Una considerazione: il film sviluppa e confeziona in un prodotto narrativo di ampia diffusione una teoria qualificabile come dietrologica di un singolare evento storico, perfettamente verosimile, che gode di un certo credito e che è apertamente diffamatoria nei confronti di un membro vivente della famiglia reale britannica. Grosso modo come se qualcuno decidesse di fare un film con un grosso budget ed attori di primo piano su una qualunque delle teorie dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi – che so, magari coinvolgendo le gerarchie ecclesiastiche. Qualcuno ci crede davvero?

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