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Ieri mattina mi è capitato di intercettare un discorso del mio barista ad un cliente imparentato con una giovane deputata del PdL: al di là della sorpresa per il fatto che questo tizio, invece che preoccuparsi della salute mentale della congiunta, o magari di quali meriti l’abbiano condotta a quello scranno, poneva la faccenda come un vanto, ho avuto modo di sentire che questi lo stava informando che il partito di cosiddetto centro-destra è rimasto molto deluso dalla dichiarazione di “sospensione” dell’IMU, o il governo la toglie o si va a casa. Al che il barista ha replicato che a lui dell’IMU non frega niente.

“Se sono un poveraccio e mi restituisci 300 euro, rimango un poveraccio con 300 euro di più. Comincia a ridurmi le tasse sul lavoro! Anzi, meglio, comincia a crearlo, il lavoro! Così magari non sono più un poveraccio, i soldi li spendo, faccio girare l’economia. E magari finisce che ti pago anche più tasse!”

Oggi lo stesso discorso, praticamente parola per parola, l’ha fatto l’OCSE. Nel frattempo, persino il Presidente della Commissione Europea, Barroso (evidentemente sconvolto da quello che le politiche restrittive stanno facendo nel suo Paese), ha dichiarato pubblicamente che l’austerità ha fatto il suo tempo, che è ora di concentrarsi sulla crescita. Che facciamo, diamo il Nobel al barista?

E tutti quelli che da anni impongono i conti in ordine in un periodo di crisi? Che cosa hanno da dire i vari Angela Merkel, David Cameron, Mariano Rajoy, Mario Monti e via avvilendosi fino ai dirigenti del partito che in Italia si proponeva come centro-sinistra? Forse i baristi dovrebbero farli loro.

Anzi, ripensandoci, meglio di no: alle otto di mattina serve uno che il cappuccino lo sa fare bene.

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