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Qualche giorno fa parlavo con la commessa (molto carina ed altrettanto sveglia, sarà sicuramente fidanzatissima) di un negozio di telefonia, in attesa che fosse in grado di poter risolvere un problema che affliggeva la mia utenza, del fatto che lei si sentiva impotente ed incapace di immaginare una forma di rivolta, o anche solo di protesta, efficace contro uno stato e delle istituzioni che non si curano di quello che succede al paese. Disse che si sentiva nella semplice e deprimente condizione di attendere di sapere quello che altri decidono per lei.

Io replicai che non aveva centrato il punto: infatti, la condizione degli italiani non è di servitù della gleba di fronte ai desideri del padrone, quanto di attesa che venga presa una decisione, una qualunque, da parte di gente che non intende farlo. L’Italia è un paese paralizzato nell’immobilità, sospeso, in cui non succede mai niente di determinante, e quando succede poi salta fuori che non era determinante davvero. Le istituzioni sono l’esempio forse più calzante di questa situazione.

Ripensiamo un momento al mio incontro con la gnocca. Mettiamo, per fini puramente speculativi, che io torni e le chieda di uscire. Potrei essere interessato ad un appuntamento con lei per molteplici motivi, dal più egoista – scoparla e addio – a quello che qui identificheremo come il più nobile – conoscerla per mettere le basi per un discorso di intimità futura – passando per tutte le gradazioni intermedie. La richiesta di uscirci prevede che io prima o poi ci provi e, in caso di desideri corrisposti, ci vada a letto. Quale che sia la mia idea di cosa fare dopo – tentare di costruire qualcosa assieme o cacciarla fuori di casa ancora ansimante mollandole la spazzatura da buttare – si deve passare attraverso il sesso, che è contemporaneamente un fine ed uno strumento.

Trasferiamo questo discorso nelle istituzioni italiche. Siamo pieni fino alle orecchie di persone che si fanno eleggere, fanno di tutto per conquistare posizioni di potere, compreso un accordo con ciò che per anni hanno indicato agli elettori come il nemico da abbattere, per poi non farci nulla. Se uno vuole andare al governo, in teoria, può avere molteplici scopi di medio periodo, dal mangiarsi edonisticamente tutto quello che capita a tiro al varare provvedimenti per migliorare la vita sociale ed economica dell’Italia, con tante gradazioni di indegnità nel mezzo: per raggiungere il fine, tuttavia, deve usare il potere che ha chiesto agli elettori. In termini generali, il PD ed il PdL, con l’eccezione di quello che cerca di evitare la galera da 20 anni, non lo fanno, non ci provano nemmeno: lo scopo di raggiungere il potere per certi personaggi che dominano la vita pubblica nel nostro paese si esaurisce infatti nel raggiungerlo, non nell’usarlo. Il fine non è governare, neanche per rubarsi pure le sedie, ma essere al governo – uno status. Un po’ come se io chiedessi di uscire alla tizia del negozio semplicemente per portarla fuori ed ostentarla, per far vedere quanto è bella la ragazza che mi accompagna e basta.

Sì, in questa metafora il potere è il sesso e chi ce l’ha ma non lo usa è un onanista.

Dal che si possono desumere due considerazioni conclusive fondamentali: 1. Parecchi politici di altissimo profilo istituzionale (mettete un po’ il nome che volete: _____________________________) in Italia sono assimilabili a dei segaioli; 2. Avrei dovuto chiedere alla bella tizia del negozio di uscire.

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