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Se qualcuno è interessato a comprare e-reader con la tecnologia corrente, è il momento: diversi venditori li lanciano appresso alla gente, a cominciare dalla catena La Feltrinelli, che li propone tutti al 50% di sconto, sia su web che a negozio. Questo perché, se ho ben capito, stanno per essere commercializzati lettori di, per così dire, nuova generazione, più grandi, con nuove funzioni e, soprattutto, con sviluppi quali una risoluzione più elevata, una tecnologia di inchiostro elettronico che permette un contrasto più marcato e uno schermo antiriflesso più performante.

Devo dire che sono stato tentato. Poi ho desistito, per le seguenti ragioni.

Primo: lo schermo da sei pollici è davvero troppo piccolo. Sono stato in vacanza con una persona che ha da tempo acquistato un Kindle su Amazon e ha di fatto abbandonato la carta: cambiava schermata in continuazione; tra l’altro, nonostante il formato di questo blog, una cosa che non mi piace è la separazione dei capoversi con un’interlinea maggiorata, secondo il formato editoriale che non è quello dei libri, ma delle lettere. Un’esperienza di lettura che proprio non mi convince.

Secondo: i prezzi degli e-book. Come è noto, da qualche anno, grazie ad una legge caldeggiata in particolare dall’associazione dei librai, lo sconto massimo praticabile su un libro è del 25% per non oltre un mese l’anno ad edizione, altrimenti la riduzione non può superare il 15%. Da quel che ho visto in giro, di solito, la versione digitale di un libro di catalogo costa mediamente il 30% in meno della brossura, con il solito trucchetto dei 99 centesimi – in pratica un e-book la cui edizione fisica costa 10 euro viene venduto in media a 6,99. La dicitura “in media” è oltretutto impropria, trattandosi di un calcolo molto semplice: qualunque grosso distributore dimensione pratica sostanzialmente lo stesso prezzo.

Questo per avere la certezza che l’e-book abbia sempre una, seppur minima, apparente convenienza rispetto alla versione cartacea. La convenienza è tuttavia alquanto astratta, perché un e-book, oltre a non occupare spazio, non ha costi di stampa e distribuzione, per non parlare del fatto che, nel momento un cui si tratta di immagazzinare poche centinaia di kb su un server e renderli disponibili per il download, non comporta rischio commerciale, tipo copie invendute che devono essere rese a spese del negoziante. Di fatto, non ci si limita a prendere in giro l’acquirente con i prezzi psicologici, ma anche per aspetti diversi e addirittura più cialtroni.

Per quello che riguarda le novità editoriali, trovo quantomeno singolare che la versione digitale di un libro appena uscito costi strutturalmente più di quella di un libro di catalogo: nel caso delle versioni cartacee ci sono maggiori incognite – è molto più facile prevedere le vendite di una edizione economica che di un prodotto al lancio – e differenze di edizione – la copertina rigida e la carta più pregiata hanno un impatto ovvio sui costi di produzione. Che poi a volte questo venga sfruttato per propinare prime edizioni a prezzi inauditi è un discorso diverso, squallido e cialtrone, ma che si può facilmente superare evitando di comprare “Inferno” di Dan Brown appena uscito. Nelle edizioni digitali, però, le differenze dove sarebbero? Perché “Inferno” costa più di “Il Codice Da Vinci”, se si tratta in entrambi i casi di alcuni kb di file testuale?

Chi risponde che se ne frega e scarica gratuitamente e-book da siti di sharing o tramite peer to peer vince il premio di parassita del giorno: lasciando perdere Dan Brown, al quale non fa nessuna differenza qualche copia venduta in meno, uno scrittore non è un cantante, che può compensare i mancati introiti causati dalla pirateria con i concerti – oltre al fatto che a un artista di nicchia può convenire farsi conoscere attraverso i download illeciti, ne ho visti diversi incoraggiare la circolazione pirata del loro materiale – e un libro non è né un film, che prima dell’assalto alla diligenza passa per il cinema, dove è difficile entrare senza pagare, né una serie tv, che prima di diventare disponibile per il download deve passare per una trasmissione televisiva con conseguenti guadagni pubblicitari. Uno scrittore che non vende libri, cartacei o digitali, deve cambiare mestiere.

Per non parlare dell’annosa questione che ho già sollevato: perché, se compro un libro  in qualunque negozio che ha anche una piattaforma internet (o magari sulla piattaforma medesima), non posso scaricare gratuitamente la versione digitale dell’opera intellettuale che ho appena acquistato il titolo a possedere? Perché posso farlo con la musica contenuta su un cd o un vinile (al di là dei coupon per il download gratuito degli mp3 che si trovano nei 33 giri, spesso oramai i distributori su internet consentono il download dei file digitali non appena acquistato il relativo disco) e non con un prodotto editoriale?

Niente da fare: proprio non ci siamo.

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