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Dopo un nono posto in campionato a tre anni dal triplete, al termine di una stagione durante la quale gran parte della tifoseria si è pure arrabbiata poco perché gli sceneggiatori hanno utilizzato gli espedienti della farsa invece che quelli della tragedia, uno si sarebbe aspettato che all’Inter succedesse qualcosa a diversi livelli: societario, medico, tecnico, di squadra.

Bene, è stato cucinato l’allenatore. Dopodiché, con l’esclusione dell’abbandono di Stankovic e di un mercato comunque abulico in particolare nei ruoli in cui la rosa è scoperta dall’epoca di Benitez, basta. Finito. Appostocosì. In pratica Massimo Moratti, in linea con quasi 19 anni di proprietà, ha individuato il solito responsabile, lo ha fucilato personalmente e ha assunto il nuovo agnellino sacrificale momentaneamente travestito da supereroe. Fare l’elenco degli allenatori sostituiti dopo esser stati considerati la panacea per dei problemi radicati e profondi di una società che ha ceduto i Seedorf e i Ronaldo per tenere in squadra un decennio uno come Recoba sarebbe pleonastico. Guardiamo invece a quello che sta succedendo ora.

Sono già due mesi – quindi la pantomima è andata grosso modo così: “Piacere, Walter Mazzarri”, “Onolèvole! Slurp, slurp!” – che, quando le cose sembrano girare, assistiamo alla patetica scenetta di un giocatore che si fa intervistare e, a domanda alla pecorina su cosa sia cambiato tra l’Inter della stagione scorsa e quella attuale, tra Stramaccioni e Mazzarri, risponde che adesso sì che si curano gli aspetti tattici. Siamo passati da Handanovic che elogia l’essere ripartiti dall’abc (come se Stramaccioni avesse fatto un incantesimo di oblio su mezza rosa), a Guarin e Jonathan che decantano la meravigliosa cura del dettaglio nella preparazione degli aspetti tattici che viene finalmente affrontata quest’anno. Il bello è che c’è anche qualcuno che ci crede.

Quindi, vediamo se ho capito bene: a rimanere sbalorditi da come Mazzarri cura gli aspetti tecnico-tattici sono stati il portiere, uno che vaga per il campo in forma completamente anarchica, incapace o non intenzionato ad eseguire i compiti che gli vengono assegnati, e il laterale destro che sa solo offendere, in copertura ha problemi di posizionamento e, guarda un po’, tattici.

Ma guardiamo le partite: dopo Genoa, Catania, Sassuolo e la squadra più sopravvalutata della serie A, la Juventus, arriva al Meazza la Fiorentina di Montella, gonfia di assenti: fa la sua partita, passa in vantaggio e viene rimontata di puro carattere, con una reazione che di tattico e di preparato a tavolino non ha niente. Si pareggia col Cagliari, poi arriva la Roma: forte, in striscia positiva, che ha pagato un suo nuovo punto di riferimento a centrocampo, il ventitreenne nazionale olandese Strootman, grosso modo la stessa cifra a cui l’Inter ha trattato per tutta l’estate Nainggolan, venticinquenne centrocampista del Cagliari ignorato dai CT del Belgio. Una Roma allenata da un tizio alla prima stagione nel campionato italiano – quello che secondo tromboni e lobotomizzati vari sarebbe il più difficile e tattico al mondo.

Risultato, l’abbiamo visto tutti, 0-3. Partita preparata da Mazzarri in modo molto approssimativo e gestita maluccio. Ecco dunque quello che cura in modo maniacale tutti i dettagli venire messo sotto da un nuovo venuto.

Io non voglio chiedere come questo sia possibile: chi era e cosa era in grado di fare Mazzarri lo sapevamo tutti, così come tutti eravamo consci dei limiti della rosa e dell’ambiente societario. La mia domanda è un pelino diversa: a chi si rivolgono Handanovic, Guarin e Jonathan quando vanno a farsi intervistare per certe articolesse (cit.)?

Perché una società che, di fronte ad una stagione che definire fallimentare è un generoso complimento, non fa mercato per l’immediato, investe poco, non modifica nulla di strutturale e caccia via il tecnico, dà un’interpretazione dei fatti molto semplice: è stato il maggiordomo. Di conseguenza i suoi tesserati, in particolare quelli più svegli ad annusare il vento, scaricano il barile sulle sue spalle e leccano i piedi a chi prende le decisioni a livello societario – dicendo che la decisione è stata corretta – e tecnico – incensando l’interessato.

Ecco, quelle interviste sono rilasciate parlando con la nuora, perché intenda un destinatario che, ad oggi, ha un nome ed un cognome: Massimo Moratti. La suocera per eccellenza.

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