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Grande strepito ed indignazione per la puntata di giovedì scorso di “Servizio pubblico”, con gli organi del PdL in atteggiamento, al solito, sbraitante nei confronti di tutto quello che nuoce al capo nel solito tentativo di indurre il pubblico a confondere la storia col pretesto narrativo, ed addirittura l’ordine dei giornalisti che vagheggia di un Santoro che dividerebbe le donne in quelle di serie A e quelle di serie B, sorvolando su chi le donne le suddivide in serie D (“Da scopare”) da un lato, e tutte le altre dall’altro, e su come grosso modo l’intera umanità classifichi le persone del sesso da cui è attratta su mera base istintiva.

Davvero non capisco dove sarebbe il problema. “Servizio pubblico” ha permesso, riportando una semplice storia di cronaca ed avvalendosi della presenza di una delle protagoniste – Michelle Bonev – in studio a raccontare la sua versione, di riflettere su una lunga serie di soggetti che – per mancanza di mezzi, occasioni e capacità – si trovano a scegliere, per poter perseguire i loro obiettivi, di piegarsi di fronte ad una delle persone più potenti d’Italia, peraltro molto ben disposta a sfruttarne sogni, debolezze e disperazioni per i propri fini.

Stabiliti gli estremi del misero accordo sottobanco, costoro cedono ai desideri di Silvio Berlusconi, fiduciosi che poi costui rispetterà i patti. Solo che poi non va mai a finire così, Berlusconi alza il prezzo, sfrutta di nuovo la disponibilità di chi è convinto di non avere altra scelta, si rimangia le promesse, spolpa, spreme, svuota tutto quello che ha davanti senza dare quasi nulla in cambio, per poi, rimasto solo di fronte alle macerie, chiedere ai camerieri di pulire e dire “avanti il prossimo”.

Il programma ha mostrato il dramma umano, la condizione di prostrazione di chi non ha i mezzi, la voglia, la forza, o magari semplicemente non si trova nella posizione di ricattare Berlusconi – l’unico mezzo per farsi ascoltare e farsi concedere grosso modo tutto quello che si desidera da colui che si definisce il miglior capo di governo degli ultimi 150 anni – e finisce per guardare gli avvoltoi e le iene partecipare ad un banchetto sordido, squallido e vergognoso mentre lui si trascina nella sabbia, privato di sogni, futuro e dignità.

Ecco, Santoro ha mostrato in modo crudo la storia del centro-sinistra italiano, da Achille Occhetto ad Enrico Letta, dal PDS al PD, parlando di una escort. Se non è grande giornalismo questo, francamente, non so cosa lo sia.

Mi chiedo cosa aspetti il Partito Democratico a proporre a Michelle Bonev il ruolo di segretario. Poi però mi rispondo: l’ostacolo sta nel fatto che la Bonev ha capito perfettamente come funziona il sistema, al punto che è andata in televisione a denunciarlo. La dirigenza del PD, francamente, ne dubito.

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