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Laura MarlingGià tempo fa ebbi modo di esternare la mia perplessità di fronte a musicisti ventenni dotati di una maturità artistica, soprattutto in termini di emotività ed espressività, impressionante. Essendo io un pochino più grande, reagisco sempre con un minimo di titubanza quando mi viene segnalato un personaggio appena uscito dall’adolescenza, al grido di “cos’ha da dirmi un ventenne? Che può insegnarmi, quali emozioni può trasmettermi uno che è appena entrato nell’età adulta?”

Laura Marling è nata l’1 febbraio 1990 e ad oggi, a 23 anni e 9 mesi, ha pubblicato 4 album di materiale inedito, il primo ben prima di compiere 20 anni. E già messa così fa spavento.

Il disco di debutto, “Alas, I cannot swim”, non l’ho sentito. Il secondo, “I speak because I can”, è stato il primo che ho ascoltato, ed è magnifico. Folk con chitarre acustiche, banjo, qualche arco, sembra americanissimo se non fosse che Laura è nata e cresciuta nello Hampshire. Morbido, dolce, eppure di grande personalità, bello, vario e profondo; da brividi veri brani come “Devil’s spoke” (languida, brutale e torbida, il lato oscuro di una ninfa: superba!) e “Hope in the air”. Poi è arrivato “A creature I don’t know”, in cui compaiono suoni più acidi, drammatici, anche tragici, intensi, una musica più aggressiva (come in “Salinas”) alternata alle coccole e al languore già sperimentati (come in “Sophia”). A maggio è uscito “Once I was an eagle”, meno vivace, più riflessivo ed intimo. Ancora l’ho esplorato poco.

La cosa più impressionante di tutto questo… Non c’è. Ce ne sono troppe.

Una complessità emotiva mostruosa, per una che quando ha chiuso i lavori del suo quarto album aveva a stento 23 anni. Sarebbe facile dire che ci sono cantanti che non sperimentano questa gamma espressiva in tutta la carriera, ma sarebbe riduttivo: ci sono tante persone che proprio in un’intera vita non accumulano un background che permetterebbe di capire tutto quello che dice Laura Marling – altro che cos’ha da dirmi un ventenne. Una capacità di esprimersi, di trovare il proprio terreno e la propria strada – perché un conto è avere qualcosa da dire, un altro è sapere come dirla – che denotano una consapevolezza già difficile da trovare dentro sé stessi, figuriamoci tirarla fuori. Un’abilità nel coniugare momenti emotivi diversi con un’unità espressiva di fondo che caratterizza i suoi dischi – a quel che ho sentito, tutti a loro modo unici – che non riescono a creare nemmeno tanti venerati maestri quando hanno carta bianca, figuriamoci come dovrebbe farlo una ragazzina con la chitarra acustica. Un’apertura, un’onestà, una schiettezza rare ed intense, abbaglianti che poco o nulla hanno a che vedere con una adulta da poco.

E la voce! Nitida, limpida, sicura, eppure mai patinata o asettica, sempre calata nell’atmosfera dei brani, con una sicurezza sbalorditiva ed una duttilità sontuosa. Una voce che non ha vent’anni, non può avere vent’anni, è quasi aberrante che una ventenne ne conosca e sfrutti la sensibilità e le sfaccettature così a fondo.

Uno dice: va bene, ma tutto questo avviene su disco. In studio la musica si può pianificare, provare, limare, costruire. Dal vivo sarà sicuramente diverso. Infatti: è meglio. È imbarazzante.

Laura Marling ITGWOSu youtube si trovano filmati integrali di suoi concerti, spesso pro-shoot o bootleg di ottima qualità. È roba da innamorarsi all’istante, da non saper immaginare nulla di meglio che essere lì ad ammirare, rapiti. Laura Marling ha una capacità di tirare fuori tutto quello che ha dentro che lascia sbigottiti, travolti, un’abilità di sistemarsi su certe quote (perché non le raggiunge ogni tanto, sono casa sua) che dovrebbe fare paura, e che invece entra dentro, rimane e germoglia. E se è vero che si circonda di musicisti professionali e completi, è vero anche che è innegabilmente lei il faro di quello che succede sul palco ed è la sua musica a creare l’alchimia per costruire l’atmosfera, il pathos e la bellezza che si respirano. Personalmente, trovo stupefacente la sua esibizione all’Into The Great Wide Open festival del 2011 – all’epoca aveva 21 (ventuno!) anni. Purtroppo non esiste un video integrale, solo alcune playlist. Chiunque sia arrivato a leggere fino a qui, mi dia retta: si prenda un’oretta, si metta comodo e ascolti. Mi ringrazierà.

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