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Cortney Tidwell - BoysQualche tempo fa, tornando a casa dopo un pomeriggio faticoso, decisi di fermarmi in una libreria nel centro di Roma, che comprende un piccolo ma tremendamente stimolante reparto di musica. Entrai, ed iniziai a frugare tra i cd usati, senza trovare nulla di particolarmente interessante. Dopo qualche minuto mi accorsi che all’interno del reparto il responsabile stava diffondendo buona musica e decisi di rallentare le mie ricerche, per poter dedicare a ciò che mi giungeva alle orecchie il tempo e l’attenzione che meritava.

Si trattava di qualcosa di malinconico, con una strumentazione che oscillava tra l’acustico e l’elettronica soft, molto pulita ma non patinata. A volte ricordava vagamente Emiliana Torrini, poi ebbi l’impressione che potessero esserci dei rimandi alle CocoRosie, mentre l’atmosfera generale evocava qualcosa di scuro con influenze gothic, legate ad un singolare approccio folk. Roba americana, ma piuttosto inusuale.

Alla fine della riproduzione, andai in cassa a domandare di che cosa si trattasse. Mi fu riferito che si trattava dell’ultimo lavoro di Cortney Tidwell, “Boys”, e che no, il disco non era disponibile per la vendita. Oggi posso dire per fortuna, perché dopo averlo ascoltato tante volte, ho deciso di acquistarlo in vinile. Bello, ma veramente bello, bello, bello.

“Boys” è uno di quei rari dischi, e Cortney Tidwell è una di quelle rare artiste, che hanno diversi livelli di ascolto, tutti molto stimolanti. Si può ascoltare come capitò a me la prima volta, in sottofondo, mentre si fa altro, dedicandogli concentrazione limitata e fermandosi alla superficie, lasciandosi sfiorare dalla classe cristallina di un album gradevole e malinconico anche nei suoi momenti più travolgenti, una via di mezzo tra l’indie rock-folk all’americana e un darkwave senza le estremizzazioni elettroniche della West Coast.

Se si scende un po’ si possono apprezzare le ricerche e le sperimentazioni musicali della Tidwell, che esplora il concetto di ritmica in modo tutto personale, focalizzando l’attenzione su tempo ed accentazione, ed a come contribuisca, a livello strutturale come di piccole e continue variazioni, alla costruzione della musica, sia in termini tecnici che, in modo molto sottile e ricercato, espressivi.

C’è “Oslo”, una ballata eterea basata su misure di 8 battute con continui controtempi, e su una costruzione vocale e strumentale sottile e tremolante, che si chiude con quello che è letteralmente uno scioglimento in un brano più veloce, liquido, in cui subentra una strana ed incostante sincopatura – praticamente un brano col singhiozzo. C’è “Palace”, inizialmente scarna e dimessa, che all’approssimarsi del finale lentamente cresce, cresce, cresce, ma poi invece di esplodere vira e si sistema su un ritmo veloce senza accentazioni, mentre la melodia principale sparisce – un brano acquoso ed evocativo. C’è “17 horses”, incalzante, urgente, con l’intera strumentazione atta a tenere il ritmo accentando tutti i quattro quarti delle misure, mentre la voce disegna con delicatezza eppure con personalità una melodia disarmante, semplice e magnifica – una lotta per la pace. Ci sono “So we sing” e “Oh suicide” (la sesta e l’undicesima traccia del CD, la chiusura delle due facciate sul vinile), in pratica lo stesso brano eseguito prima su un ritmo allegro e con piglio travolgente, poi su un ritmo lento e con un approccio dimesso e riflessivo. Ne risultano due pezzi completamente diversi: nel primo lo sviluppo incalzante esalta, pur con un retrogusto amarognolo, mentre il secondo è scuro, riflessivo e quasi depresso, mentre il pindarico susseguirsi di temi risulta esteso e più difficile da seguire.

Se si vuole andare ancora più a fondo ci si può mettere giù ed ascoltare come tutto questo non siano aspetti separati, come Cortney Tidwell non sia una musicista che sa scrivere una linea melodica accattivante e costruire un’atmosfera coinvolgente e contemporaneamente utilizzare tecniche musical raffinate e portare avanti una sua sperimentazione. No, Cortney Tidwell è molto di più: è un’artista nella quale composizione, orchestrazione ed esecuzione sono i tasselli di un solo puzzle, la cui musica è qualcosa di unico in cui ogni dettaglio, dal singhiozzo della batteria alla vocalità tranquilla, dai suoni caldi e vibranti ai voli pindarici ritmici, è davvero una cosa sola.

Musica: come la fanno quelli bravi sul serio.

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