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Ché poi lo ricordano tutti, anche giustamente, per il suo Lawrence d’Arabia. Ma di roba ne ha fatta tanta. Io, personalmente, preferisco citare il suo superbo lord Jim nel film omonimo, il suo grandioso ed ossessionato caporale Murphy in “L’uomo che venne dal nord”, il suo grottesco conte di Gurney nel misconosciuto e cattivissimo “La classe dirigente” e soprattutto la sua magnifica, travolgente e soprattutto terribilmente autoironica performance in “Ciao, Pussycat!”: circondato e soggiogato da bellissime donne, nevrotico, in cura da uno psichiatra coi capelli stile Raffaella Carrà. Imperdibile.

Riposa in pace, Peter!

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