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Per un’Inter che in campionato veniva da 6 punti in 6 partite, con 31 punti in 18 giornate, 8 di distacco dal terzo posto, la coppa Italia era l’ultimo possibile obiettivo stagionale. Bene: quattro giorni dopo il primo incontro successivo al rientro dalle (lunghissime) ferie natalizie, peraltro giocato malissimo e perso, Mazzarri opta per sfruttare l’impegno infrasettimanale per fare turnover. E non per buttare in campo ragazzini e riserve da valutare: giocano Samuel (35 anni, 9 stagioni all’Inter), Milito (34 anni, 5 stagioni all’Inter) e Javier Zanetti (40 anni, 19 stagioni all’Inter), oltre a Campagnaro (33), Mudingayi (32) e, nel secondo tempo in crisi di panico, Palacio (31). Chissà quanto gli sarà costato rinunciare a Cambiasso. Nel frattempo l’unico centrocampista tecnico degno di questo nome viene di nuovo messo a fare la seconda punta, il tutto mentre il capitano defunto viene schierato sulla fascia e davanti alla difesa viene piazzato un distributore automatico di mazzate che non ha la più pallida idea di come far ripartire l’azione.

L’Udinese, come qualunque avversario ci abbia affrontati negli ultimi due mesi, passa dove e come crede, alla terza occasione nitida segna e poi aspetta che una squadra priva di qualunque organizzazione offensiva e di qualsiasi risorsa atletica che le consentano di sfondare sbatta contro una fase difensiva vera. Nel secondo tempo fuori Mudingayi e dentro Palacio, fuori Zanetti e dentro Alvarez, Kovacic riportato in mediana, l’Inter attacca dalla sinistra, dove Nagatomo sfonda con una certa continuità, ma il mister pensa di difendere lo 0-1 e gli intima di rimanere indietro.

Questo per parlare dell’allenatore vero ingaggiato a suon di milioni, che era ripartito dall’abc, che assicurava almeno 50 punti coi ragazzini e che andava ripetendo ogni 5 minuti che “gioca solo chi corre”, come se il fatto di non pascolare fosse un merito e non il minimo indispensabile in una squadra di calcio professionistico – infatti abbiamo visto come è andata a finire.

Adesso tutti a dire che la stagione dell’Inter è andata in vacca già a gennaio. La realtà è che l’eliminazione dalla coppa Italia ha solo certificato la fine delle ostilità, ma la stagione è finita il 15 novembre scorso, quando la cessione delle quote di maggioranza della società da Massimo Moratti ad Erick Thohir ha di fatto decretato un rompete le righe, determinato dal fatto che tutte le mezze figure e i raccomandati di lusso che da anni vivono alle spalle di un ex presidente, che pur di distribuire soldi agli amici di famiglia ha, in tempi di ristrettezze, distrutto la squadra, sanno che da qui a giugno verranno mandati a scadenza (i giocatori) o rimossi (i dirigenti) e, da professionisti esemplari quali sono, hanno semplicemente mollato.

Adesso basta. Urge prendere Mazzarri e spiegargli che se qualcuno deve adattarsi a non svolgere i compiti che gli sono più congeniali, tra mezza rosa ed un allenatore strapagato che non sta facendo nulla tranne lamentarsi in conferenza stampa, dev’essere lui. Non mi interessa che adattare il modulo ai giocatori invece del viceversa e gestire la maturazione dei giovani e la valutazione dei panchinari non è il suo modo ideale di lavorare, prende un ingaggio spropositato per gestire una squadra, se la squadra è allo sfascio si adegui. E se non è in grado, perché il 352 che vediamo da mesi è l’unico tipo di calcio che conosce, è ora di licenziarlo per giusta causa, altro che l’esonero con stipendio assicurato.

E soprattutto urge prescindere il prima possibile da chi non solo non rappresenta il futuro, ma da un paio d’anni non fa nemmeno niente per il presente di questa squadra, preferendo gestire il proprio peso nello spogliatoio che rendersi utile alla causa. Fuori in via definitiva chi da anni impone a qualunque tecnico di ridisegnare la squadra per esserne parte integrante a qualsiasi costo compresa la demotivazione dei compagni.

Urge schierare chi deve guadagnarsi la riconferma o trovare un mercato per accasarsi, chi ha una motivazione per fare bene, anche puramente edonistica, piuttosto che chi preferisce retrocedere al mettersi in discussione. Urge verificare chi, tra i vari Ranocchia, Jonathan, Taider, Kuzmanovic, Rolando e via dicendo, può essere almeno un rincalzo di un’Inter futura e chi, tra i vari Kovacic, Guarin, Alvarez, Icardi, Juan Jesus, Nagatomo e compagnia, può ambire a farne parte a pieno titolo o, in alternativa, portare soldi tramite una cessione sensata. Ed urge farlo adesso, non tra due mesi, con lo spogliatoio a pezzi, l’allenatore delegittimato, la rosa allo sbando e la formazione titolare decisa dai senatori. Ché questo è un film che abbiamo già visto, e sappiamo benissimo come va a finire.

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