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Adesso abbiamo Letta che fa le lamentazioni perché nonostante l’aumento dell’IVA il gettito relativo all’imposta è diminuito. Su queste pagine lo avevamo detto più volte e da tempo che a forza di aumentare le tasse si ottiene solo una depressione ulteriore dei consumi e si combatte tenacemente qualunque tentativo di ripresa rendendo difficile alle aziende italiane la competizione sui mercati interni ed internazionali.

Il problema è che su queste pagine non siamo provetti economisti in lizza per il Nobel: abbiamo solo fatto qualche piccolo esame di economia all’università e non ci ricordiamo le cose in maniera selettiva, come ad esempio il buon Mario Monti, che passa per tecnico e in un periodo di recessione ha aumentato le tasse, cercando di fare cassa giocando sui beni a domanda rigida. E nel programma dell’esame di Economia Politica 1 abbiamo studiato la curva di Laffer.

La curva di Laffer è una funzione che ha come variabile indipendente (asse delle X) la pressione fiscale e come variabile dipendente (asse delle Y) il gettito. È una curva che passa per l’origine, perché se la pressione fiscale è nulla non c’è gettito fiscale (e fin qui siamo a Massimo Catalano) e passa per il punto (100, 0), ossia sostiene che se la pressione fiscale è pari al 100% del reddito il gettito fiscale è nullo, perché la gente se deve pagare per intero quello che guadagna preferisce non lavorare e l’attività economica si azzera (e qui siamo poco oltre Catalano). Tra 0 e 100 la curva prima cresce, raggiunge un punto di massimo, e poi decresce. In parole povere: aumentare la pressione fiscale sopra un certo livello fa diminuire il gettito fiscale complessivo.

Si noti che la curva di Laffer non ha una forma funzionale specifica, almeno in teoria, ossia non esiste una pressione fiscale ottimale apodittica in corrispondenza della quale il gettito fiscale è massimo: sono cose che dipendono da fattori esterni, dalle caratteristiche e dalle contingenze del mercato. Quello che afferma senza alcun dubbio è che da un certo punto in avanti hai voglia ad aumentare le tasse, quello che ottieni è un peggioramento dei conti ed una depressione dell’attività economica. Siamo sempre dalle parti della catalanata d.o.c., ma è da tempo che l’ovvietà è diventata eversiva. A maggior ragione se si considera che i principali critici della curva di Laffer non sostengono che sia falsa, quanto che gli effetti recessivi si inizierebbero davvero a sentire attorno a percentuali di tassazione mostruosi, ben oltre il 50%: consideriamo IRPEF, IMU, tasse locali, IVA. accise e balzelli vari e vediamo su che percentuali siamo.

Il tutto senza nemmeno prendere in considerazione il problema della diseguaglianza dei redditi in Italia, della scarsa progressività del sistema fiscale italiano e del fatto che a fronte della pressione fiscale più alta della galassia abbiamo i servizi al cittadino ed alle imprese tra i più squallidi ed inefficienti del mondo.

Curva di Laffer. Esame di Economia Politica 1. Conosco gente che l’ha fatta alle superiori, a ragioneria. Letta, il suo governo ed il parlamento che gli sostiene la maggioranza invece aumentano le tasse incidendo sui prezzi dei beni al consumo e poi cadono dal pero. Il tutto mentre qualche altro idiota propone di aumentare i prezzi dei beni costringendo chi fa acquisti all’estero tramite internet a pagare due volte l’IVA. Avanti così.

“Sire, ci dev’essere un errore: secondo il bilancio il gettito fiscale verrebbe ad essere più alto del prodotto interno lordo”. “E lo chiami errore? È la nostra meta ideale!” (Brant Parker, Johnny Hart, “Il Mago Wiz”).

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