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Audrey Niffenegger - Un'inquietante simmetriaParliamo di scrittura: il libro si apre con la morte di una persona. Ora, è ovvio che per certe cose esistano delle tecniche, ma bisogna padroneggiarle veramente bene per riuscire a far venire, a pagina 2, il groppo in gola a chi legge per un evento che avviene sostanzialmente alla decima riga. Questo credo che spieghi molto bene cosa penso dell’abilità di Audrey Niffenegger.

“Un’inquietante simmetria” è un romanzo gotico. Ma proprio roba alla Karen Blixen. Una donna di mezza età, compagna di un uomo più giovane, muore stroncata dalla leucemia. Lentamente, il suo spirito prende forza e si ritrova ospite nella sua residenza londinese, un appartamento vittoriano nelle vicinanze del cimitero di Highgate, ma bloccato al suo interno. Le sue nipoti (nel senso di figlie della sorella), gemelle simmetriche che vivono a Chicago i loro vent’anni nell’attesa di decidere cosa fare della loro vita, decisione complicata dal fatto di non riuscire a vedersi separate, vengono nominate eredi universali e si trasferiscono in Inghilterra, venendo a contatto con il mondo della zia, con la quale la madre aveva troncato i rapporti da tanto tempo. Conoscono il suo compagno, incontrano il vicino del piano di sopra che vive rinchiuso dentro casa e sogna di poter raggiungere la moglie ad Amsterdam, ma soprattutto entrano in contatto con lo spirito della donna, che diventa man mano più forte, conscio e comunicativo.

E nel frattempo crescono, maturano, prendono consapevolezza di non poter davvero trascorrere tutta la vita insieme, e la necessità di indipendenza è avvertita soprattutto dalla gemella più debole e sottomessa. Ed è qui che, come si suol dire, la trama si complica. Neanche troppo, per la verità, l’intreccio di fondo è molto più semplice, se non proprio scontato, di quanto potrebbe sembrare. Però non è questo il punto.

Di pregevole nel romanzo c’è l’approfondimento, e soprattutto la dinamica, dei personaggi. Nessuno dei principali rimane uguale a sé stesso nel corso delle pagine, e soprattutto il lettore viene a conoscenza di alcuni aspetti che li riguardano un po’ per volta, senza fretta. L’autrice centellina le informazioni, in modo da permettere una scoperta graduale e approfondita, che lascia interdetti e talvolta spiazza, perché nel gioco delle parti è difficile, talvolta quasi labirintico, cercare di capire da che parte si sta, da che parte stia il bene, o anche semplicemente cosa sia il bene. Non tanto perché le persone cambiano, quanto perché si comportano diversamente a seconda dell’occasione.

Un superamento della dicotomia tra buoni e cattivi, ed un inserimento di tutto il mondo nella categoria dei potenziali stronzi stratosferici, egoisti fino ad essere marci, biechi e squallidi, e di altrettanto potenziali persone dolcissime, attente, premurose e meravigliose, che davvero non è poco, a maggior ragione per una scrittrice americana. E ovviamente fa molto male quando ci si trova davanti ad una brava persona che improvvisamente diventa un qualcosa di talmente stronzo che l’aggettivazione è di per sé una descrizione insufficiente.

Per quello che riguarda l’esperienza di lettura, all’inizio, pur con qualche caduta di stile e momento imbarazzante, è piacevole e coinvolgente. Poi, quando le cose iniziano ad andare storte, o quantomeno si inizia a lavorare perché qualche pasticcio succeda, subentrano un’angoscia di fondo ed una curiosità che consentono di andare avanti abbastanza speditamente, pur essendo il libro meno appassionante e talvolta anche un po’ irritante. Però ci si diverte, perché Karen Blix… pardon, la Niffenegger ci sa fare, e ci sa fare bene.

[ATTENZIONE, da qui in avanti potenziali SPOILER!]

A chi lo dovesse leggere, o lo avesse già letto, chiedo di alzare la mano (cioè di scrivere un commento) e di rispondere a questa domanda: c’è stato, nella prima parte del libro, un personaggio di cui avete pensato che era un buon candidato per morire in scena? Io sì, e ci ho pure preso, ma non sono nemmeno andato vicino alla dinamica della morte.

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